AMOS OZ: Uno scrittore contestato

Lo scrittore israeliano Amos Oz è stato contestato ben due volte a Torino: al Teatro Regio, dove ha tenuto la sua lectio magistralis, e alla libreria Luxemburg.

La prima contestazione da un gruppo di manifestanti del movimento Free Palestine. I manifestanti hanno presidiato con un volantinaggio il Teatro Regio che ospita la lezione di Oz a duemila studenti. In due striscioni la sintesi della loro protesta. Uno porta la scritta «Free Palestine boicotta Israele», l’altro i nomi di 1.800 morti caduto durante la campagna militare «piombo fuso» di due anni fa sferrata dall’esercito israeliano contro Hamas.

Free Palestine è lo stesso movimento che nel 2008 contestò la partecipazione al Salone del Libro di Amos Oz, David Grossman e Abraham Yehoshua, scrittori israeliani considerati filo-governativi.

Oz è a Torino in occasione della prima edizione del Premio Salone Internazionale del Libro di Torino, che gli è stato consegnato domenica scorsa ad Alba (Cuneo). Dopo diversi incontri tra Alba, Costigliole d’Asti, Canelli, Asti, Casale Monferrato e Bosco Marengo, conclude oggi a Torino la sua settimana in Piemonte.

Seconda contestazione Fuori dalla storica libreria Luxemburg di Angelo Pezzana, esponente della comunità ebraica torinese, sono stati distribuiti volantini contro lo stato di Israele e mostrati due striscioni, gli stessi usati questa mattina in un’ analoga contestazione davanti al Teatro Regio dove Oz ha tenuto una lectio magistralis davanti a 1.500 studenti. In uno c’era scritto «Free Palestine. Boicotta Israele», nell’altro erano elencati i nomi dei 1.800 palestinesi morti durante le operazione dell’azione bellica Piombo Fuso nel dicembre del 2008. «Sono persone che si parlano addosso e che rifiutano ogni confronto», ha detto Pezzana che ha aggiunto: «solo una persona accecata dall’ odio per Israele e sordo ad ogni richiamo al dialogo può dire, come è stato detto oggi da questi signori, che Oz è un guerrafondaio»

lo scrittore

Alli Traina -Vicoli vicoli

il testo della Traina

Stiamo leggendo in classe il testo di Alli Taina, “Vicoli, vicoli” che ci porta nelle storie, leggende di una Palermo lontana e vicina nel tempo, dove tipologie di personaggi di un’altra epoca continuano a vivere nei vicoli con la loro magia e atmosfera fiabesca.

Al commento seguiranno le impressioni dei miei alunni , che costiuiranno un carnet di emozioni e di riflessioni.

Quasi come in un “Grand Tour” di ottocentesca memoria, una giovane palermitana dei giorni nostri scopre a tappe, passeggiata dopo passeggiata, i luoghi più suggestivi della sua città, tra vicoli, mercati, opere d’arte, cunicoli e palazzi diroccati. Il suo “Petit Tour” è all’insegna del gusto della scoperta di una ragazza che – con sguardo fresco, trasognato e a tratti ingenuo – s’imbatte in realtà che sono sotto gli occhi di tutti, ma per questa “turista per caso” talvolta sconosciute. Durante il giro per una Palermo vivace, che regala storie sorprendenti a ogni passo, il lettore incontrerà tanti personaggi storici o “minori” di questa città, i quali sveleranno alla giovane esploratrice, e a chi seguirà il suo viaggio, angoli suggestivi, esperienze insolite e misteri carichi di fascino. Storia, vita vissuta, tradizioni, leggende, fasto e degrado, miseria e nobiltà compongono in questo libro un mosaico affascinante, da godere tessera per tessera attraverso una serie di percorsi possibili, dove alle suggestioni si dà lo stesso spazio delle informazioni e dove niente è mai esattamente come sembra…

Abstract tratto da http://www.darioflaccovio.it-tutti i diritti riservati

1. PRESENTAZIONE
2. VUCCIRIA
3. OLIVELLA
4. BALLARÒ
5. IL NUOVO CENTRO
6. IL RIONE DEGLI “SPERSI” E I DINTORNI
7. PIAZZA MARINA

8. KALSA
9. L’ANTICO QUARTIERE EBRAICO
10. CAPO

Presentazione

Palermo non ha una sola anima. Ne ha tante. Una per ogni quartiere storico, e anche di più. Tanti cuori pulsanti nascosti tra vicoli e chiesette, all’interno di piazze e mercati, battono ognuno a un ritmo diverso. Alcune zone paiono regolate su volumi più bassi, altre invece su volumi altissimi, altre ancora si riempiono di suoni che sembrano provenire da una vecchia radio, di quelle che rendono le voci metalliche e lontane. Nascoste tra le pieghe di ogni quartiere, identità segrete e antiche vivono insieme a nuove realtà e a personaggi affascinanti che contribuiscono a creare l’anima dei luoghi dove abitano, dove lavorano o semplicemente dove passeggiano ogni giorno. Palermo è come uno scrigno, che conserva dentro di sé tesori preziosi, spesso sussurrati in segreto e difficilmente accessibili, talvolta invece urlati ed esposti agli sguardi di tutti. Uno scrigno che, una volta aperto, non mostra mai il fondo, perché ogni racconto ne nasconde un altro, ogni scoperta porta alla conoscenza di altri segreti da svelare, in un intrecciarsi di visi e di case, di viuzze e di storie che si sovrappongono proprio come le voci che li alimentano. Per questo ogni capitolo di questo libro ha una voce euno stile diverso, perché diversa è l’atmosfera che si respira: non a caso a Palermo non si dice semplicemente “sono un palermitano”, ma “sono un palermitano ru Capo”o“sono un palermitano ra Vucciria”. Iracconti che seguono non sono altro che percorsi possibili dove alle suggestioni si dà lo stesso spazio delle informazioni e dove niente è mai esattamente come sembra…
A.T.

VUCCIRIA
ovvero
del mercato, delle abbanniate, delle stalle e dei teatri, dei vecchi e dei giovani, del cibo di strada e di quello delle trattorie, del sangue di sicilia, delle leggende e delle speranze, di Uwe e Costanza, del Genio di Palermo, dei volti e della gente.
“Quando le balatedella Vucciria si asciugano”, si dice a Palermo per indicare qualcosa che non accade molto spesso, un po’ come il detto “ogni morte di papa”. Le pietre – le balate, appunto – che pavimentano piazza Caracciolo fino a qualche decennio fa erano perenne- mente sommerse dall’acqua scolata dai banchi dei pescivendoli che, in certe ore della giornata, brillava al sole. Il modo più suggestivo per accedere al mercato è sicuramente quello della discesa Caracciolo, su via Roma, appena qualche metro dopo piazza San Domenico: quindici scalini vecchi e sporchi che portano verso un altro mondo. Mi lascio alle spalle la trafficata via Roma, con i suoi negozi moderni e la gente che la percorre in fretta e a ogni gradino sceso si svela una realtà perduta e misteriosa che lentamente mi inghiotte e mi dà il benvenuto. Una volta terminate le scale, la città moderna mi sembra lontanissima e Palermo mi mostra un volto diverso, quello più sfrontato, che fa sfoggio con ostentato distacco dei suoi tesori e della sua storia affascinante, ma che insieme non si vergogna di esibire le sue piazze sventrate, i suoi palazzi diroccati e abbandonati, la sua munnizzabuttata per strada, le sue case che trasudano miseria edegrado, i suoi ubriachi che prima ha ammaliato e poi abbandonato al loro destino. Dalla discesa si accede direttamente in piazza Caracciolo, centro del mercato reso celebre dal dipinto di Guttuso, La Vucciria. Anticamente questa era la più famosa e variopinta tra le “piazze di Grascia”, cioè tra i luoghi adibiti alla vendita di vettovaglie e generi alimentari. Nata come mercato della carne (da cui il nome Bocceria, che richiama la parola francese boucherie, carne appunto), venne poi trasformata in mercato di frutta e verdura e fu chiamata a lungo “Bocceria della Foglia”, per distinguerla dalla “Bocceria della Carne” che si trovava tra via Candelai e la discesa dei Giovenchi. Oggi molti dicono che la Vucciria è morta, che le balatesi sono asciugate e che il vero spirito dei mercati storici palermitani si può trovare solo al Capo e a Ballarò. In effetti, adesso il mercato pare assopito: i commercianti ti guardano con aria indolente rinunciando a decantare la “bellezza” della propria merce con le classiche abbanniate. Ipescivendoli, quelli che manteneva- no le balatesempre bagnate con il ghiaccio, lavorano solo di mattina e restano in silenzio dietro le lucine che illuminano il bancone col pesce. I clienti abituali non devono più farsi spazio fra la folla o lottare per l’ultimo chilo di cirase troppo bellissime, ma possono semplicemente camminare con calma tra bancarelle con pochi clienti e vicoli semiviuoti. Tutto questo non è dovuto a un destino imponderabile e avverso ma a motivi precisi. Innanzitutto le case e gli splendidi palazzi che adornavano la zona, vittime alcuni dei bombardamenti della seconda guerra mondiale ma anche dell’incuria e dell’abbandono, sono oggi per lo più diroccati e molti cantieri finalizzati alla loro ristrutturazione sono fermi da anni. Questo ha fatto sì che la Vucciria si spopolasse: molte delle storiche famiglie che la abitavano si sono trasferite in grigi quartieri più moderni e funzionali. Fino a qualche decennio fa, tutta la zona era densamente abitata e il mercato era l’estensione naturale delle case: commercianti, acquirenti, perdigiorno, tutto il quartiere viveva per strada. Oggi sono rimaste poche di quelle storiche famiglie e dunque molta meno gente frequenta il mercato, con il conseguente calo progressivo degli acquisti e la decisione dei pescivendoli di rimanere aperti solo la mattina e di lasciare che nel pomeriggio le balatesi asciughino. Tradizionalmente, gente di ogni quartiere andava alla Vucciria per fare la spesa, ma oggi non c’è un parcheggio adeguato e col traffico del centro ele multe sempre in agguato si preferisce usufruire dei comodi parcheggi forniti dai moderni centri commerciali. Chi frequenta la Vucciria sa però che, pur essendo tutto più spento e silenzioso, l’anima della zona è viva e percepibile a ogni passo e in più si alimenta di voci e manifestazioni sempre nuove. Innanzitutto il mercato è ancora capace di parlare la sua lingua ironica e dissacrante, di ridere per esorcizzare la malinconia, di manifestare la propria identità chiassosa e senza regole. Passeggiando, per esempio, lungo le bancarelle di frutta e verdura, capita di incontrare i classici cartellini con le informazioni sulla specie, il prezzo e la provenienza della merce, compilati in maniera del tutto personale, come quello che ho visto una volta sopra una cassetta piena di arance sanguinelle, in cui sotto la provenienza non c’era scritto né Palermo, né Monreale, ma… ARRUBBATE!
Non si può dire che sia del tutto “morto” un luogo che conserva la capacità di stupire e di meravigliare anche chi fra i suoi vicoli passeggia quotidianamente. Come è successo a me quando ho scoperto che alla Vucciria gli animali non si allevano in campagna ma al teatro. In via della Loggia, una stradina stretta che collega piazza Garraffello a corso Vittorio Emanuele (e che conserva nel nome la memoria delle antiche logge dei mercanti che popolavano la zona), c’è un antico teatro dei pupi. Incontrarlo sembra quasi una rivelazione mentre passeggio distratta per questa strada che credevo di conoscere bene. A richiamare la mia attenzione non è stata tanto la porta dipinta a mano di rosso, blu e giallo, con l’immagine di San Giuseppe che tiene in braccio il Bambin Gesù, e neanche la scritta “Teatro Vittorio” sull’estremità più alta della porta: ciò che effettivamente mi ha scosso è stato sentire il nitrito di un cavallo che in qualche modo mi invitava a entrare a casa sua.

Mi piacerebbe conoscere:

Recensioni

LA REPUBBLICA – PALERMO (16 novembre 2008)
“Palermo è come uno scrigno senza fondo, scrive Alli Traina nella presentazione di ‘Vicoli vicoli: guida intima ai monumenti umani della città’, dove la storia dei monumenti cittadini costituisce lo sfondo per tante storie di botteghe e di persone, in un sovrapporsi di toni che non crea stridori e riproduce il colorato miscuglio di una città dove la bellezza è appena celata dietro le quinte. Basta guardarsi intorno, e addentrarsi senza fretta. Alli è una sorta di ‘turista a casa propria’, sono i suoi occhi a essere in primo piano. Lei guarda i quartieri del centro storico e invita il lettore a seguirla, è pronta a sorprendersi ma non a scandalizzarsi. Accetta le rovine e il degrado dei quartieri storici con la serena imperturbabile saggezza dei bambini che incontra a piazza Baronio Manfredi, sotto un nobile palazzo: ancora pretenzioso ma del tutto sventrato, il cui ingresso è arredato con cumuli di ‘munnizza’. Là i bambini hanno un piccolo allevamento – due pecore e alcuni conigli – e divertiti si improvvisano ciceroni, postmoderni senza sospettarlo: ‘alla vostra destra i resti ru piscio dei conigli, alla vostra sinistra antiche casse di birra’. In alto, ‘importanti resti archeologici’ sono i panni stesi ad asciugare. Le stalle ospitano di nuovo i cavalli, che magari gareggiano nelle corse clandestine. Ma è vietato indulgere in socilogismi, vogliono spiegare tutto e restano in superficie. E’ molto più vero che ‘tutto in questa città resuscita o cambia vita… la realtà si capovolge’: in fondo i nuovi padroni sono i discendenti di chi una volta non era considerato degno di varcare il portone. I vicoli del centro storico hanno subito gli effetti della cattiva politica ma in questa guida fresca, scanzonata e solo un po’ malinconica, smettono l’aria depressa. Si scrollano di dosso le denunce che mai hanno fatto crescere una coscienza civile, mostrano la loro ricchezza con la noncuranza immemore dei nuovi abitanti che sono giovani e mai colpevoli. Ogni quartiere ha la sua anima. Ballarò è popolato da ragazzi e bastano pochi passi per incontrare africani, indiani, rumeni, cinesi. Ma ha conservato le tracce di una Palermo sconosciuta, nel sottosuolo ha grotte scavate da antichi fiumi e bastano pochi passi per finire a piazzetta Sette Fate: intestata a esseri un po’ streghe un po’ fate, c’è chi giura che ancora qualche volta ritornano. Il Capo sembra un mercato arabo, vicoli stretti come in un labirinto e chiese appena dietro le bancarelle di frutta. Alla Kalsa c’erano le più belle dimore aristocratiche, lo Steri sorveglia ancora piazza Marina che una volta era fastoso scenario per tornei e feste. Alla Vucciria il mercato sta morendo, gli antichi abitanti si sono trasferiti in qualche desolata periferia e non ci sono parcheggi né buoni trasporti pubblici per chi non abita nella zona. Anche qua gli animali sono tornati a vivere in centro: il teatro Vittorio, in via della Loggia, è la casa di tre cavalli, due maiali e tante galline. Le stalle stanno accanto alle chiese abbandonate e silenziose, chiuse e depredate dei loro tesori. Giovani artisti, locali alla moda e cibo di strada nella piazzetta del Garaffo, con una delle statue del Genio di Palermo, misterioso simbolo della città vandalizzato nell’indifferenza generale. Ed è Michele, il proprietario della focacceria della piazzetta, a sistemare il monumento con ceri e piantine verdi nelle nicche vuote.” Amelia Crisantino

Giornale di Sicilia del 15/01/09
Con quella abitudine linguistica tutta siciliana di ripetere due volte lo stesso sostantivo, quasi a enfatizzarne il significato, ecco Vicoli Vicoli, Palermo. Guida intima ai monumenti umani (Dario Flaccovio Editore), della trentenne Alli Traina che racconta la città a modo suo, attraverso il suo sguardo trasognato, spesso ingenuo. Con la predisposizione dell’esploratrice, si addentra, si perde, si ferma, scova personaggi sorprendenti: dal sarto che nel suo negozio «Eleganza», in pieno mercato del Capo, ogni sabato suona il mandolino con alcuni amici, al proprietario della galleria d’arte «La guilla», una sorta di tuttofare gallerista/idraulico/falegname che, sempre al Capo, auto produce un giornale fotocopiato e gratuito per far sapere agli abitanti del quartiere quanto avrebbe voluto sapere lui ma non aveva i soldi necessari. O luoghi: le stalle dietro le porte dipinte di antichi palazzi. Spiega l’autrice. «Nove capitoli, tanti racconti/itineranti, affrontati proprio come si affronta un percorso, con le indicazioni, le soste. È il quartiere a comandare il mio “petit tour”. Una guida particolare per chi ama perdersi, addentrarsi nei vicoli meno battuti, più storici, e lasciarsi trasportare dalla sensazione che anima certi luoghi, vera sintesi della città, da personaggi che descrivono luoghi dell’anima, dove strati di ironia sia alternano ad altri di malinconia, entrambi insiti nello spirito di chi vive a Palermo». Dove niente è come sembra. Continua Alli: «Naturalmente è la mia visione, ma Palermo ne offre altre, magari opposte. Io ho girato il mondo, ho scritto di ogni viaggio ma, a un certo punto, ho deciso che era il momento di parlare di Palermo. Ovunque, dalla Finlandia alla Spagna, da Cuba alla Russia, ho sentito parlare con entusiasmo della mia città, del suo fascino. Noi, invece, non ci accorgiamo più neppure della sua bellezza. Sempre a Ballarò ho incontrato Jenny Saville, grande artista che ha scelto di vivere qui: ecco per gli stranieri Palermo è fonte di ispirazione, per noi una vergogna, mi chiedo perché». (Antonella Filippi)

Da Zoe Magazine, inverno ’09
Dentro i vicoli. La rassegna dei volti di una città. Palermo protagonista della nuova guida intima di Alli Traina.
Provate a pensare a una faccia. Una faccia che in ogni segno, ogni solco, ogni ruga, vi restituisca il volto della vostra città. Ogni tanto ci si imbatte in un libro che ha diversi piani di lettura, è il caso della guida, una vera e propria dichiarazione d’amore, Vicoli vicoli Palermo. Guida intima ai monumenti umani di Alli Traina, edito da Dario Flaccovio. Penso, per un attimo, al possibile lettore di un libro così: se è un estraneo, un “non indigeno”, si divertirà a riconoscere, come se fosse un gioco, i personaggi descritti che fino a quel momento aveva solo immaginati, con quelli che incontrerà nella realtà, mentre io, da palermitana, riconosco sì, e a tratti m’immalinconisco, quasi mi rammarico, di non aver saputo cogliere con la stessa sensibilità la potenza di questi monumenti umani. Pur in un mercato ormai saturo di Guide (spesso autoriali e seguite da aggettivi come insolita, originale, in questo caso intima) è bella e necessaria direi, l’opera di raccolta di Alli (che ne fa un libro ampliabile sui propri gusti, più volte mi sono chiesta “come mai manca Nino ‘u ballerino?”, la famosa focacceria di corso Camillo Finocchiaro Aprile?) ma è troppo facile parlare a posteriori dopo che l’idea semplice –, di rubricare, mettere sotto sale, per una volta “eternizzare” le persone, quelle che rendono l’identità dei posti o viceversa, coloro che serbano, nell’animo, parti della città –, è già il libro di un’altra, in questo caso una giovane autrice talentuosa e paziente. Allora ecco questa rassegna di volti, di pensieri, di aneddoti, verrebbe da continuare sul filo dell’ovvio, dicendo “di curiosità”, ma non ci sono curiosità, c’è “la” curiosità. Al consueto snocciolare di avvenimenti del passato che hanno consolidato l’andamento della città, Alli aggiunge anche un pizzico di coraggio, perché ce ne vuole sempre nella scrittura, e si mette lì, vicoli vicoli, con il computer sempre appresso, ad ascoltare, prendere appunti, maneggiando con cura, non solo nozioni storiche e di architettura (a quello può arrivarci chiunque), ma la vita delle persone e soprattutto i meccanismi quotidiani che ne regolano le scelte: perché un locale porta un nome come Shangai e non un qualsiasi titolo da osteria? Che fine ha fatto il coccodrillo della Vucciria? È questa la (robusta) ossatura del libro, ci racconta come siamo, cosa facciamo, addirittura come ci muoviamo, di che colore sono i nostri occhi, qual è la musica dei vicoli, che senti per i quartieri. Non ci sono giudizi nella scrittura, sottolineo semplice e concisa di Alli, non è un libro lezioso, non vira da un parte a scapito di un’altra (anzi, aggiunge, ottime dritte sull’arte e sugli artisti che si muovono sulla scena cittadina). È un libro che può appartenere profondamente a ogni palermitano, così come a ogni cittadino del mondo, che ai monumenti umani incontrati può aggiungervi le sue facce preferite (come ho fatto io, all’inizio) e può proseguirlo a suo modo. Perché sono sempre le persone a creare gli umori e a fare la bellezza dei luoghi, con il proprio carico di gioia e dolori, con la loro fierezza, con la loro anima, con il proprio lavoro di ogni giorno. La Traina l’ha capito, e bisogna darle merito. Alli Traina, 30 anni, ha un piano B, se le va male in Italia può sempre ritirarsi a Cuba e bere moijto. Si firma Alli, ma il vero nome è Alessandra perché “mia cugina da piccola non sapeva dire Alessandra e mi chiamava così, anche se ho sempre raccontato che Alli era il nome di una divinità egizia”. Appassionata di viaggi, ama camminare, indagare piccoli segreti e descrivere personaggi minori. “Mi sono accorta che in realtà molte cose della città non le conoscevo. Scrivendo ho visto tutto con occhi nuovi”. (Daniela Gambino)

Da Kaffè
“Vicoli Vicoli”
“Palermo non ha una sola anima. Ne ha tante. Una per ogni quartiere storico, e anche di più. Tanti cuori pulsanti nascosti tra vicoli e chiesette, all’interno di piazze e mercati, battono ognuno a un ritmo diverso…..”
Un antico caffè in cui risuona il ticchettio di una storia, storia di una “femmina” esuberante, affascinante, contraddittoria, accogliente: Palermo. Una città ed il volto della sua voce a confronto. Un confronto apparente, in cui le due parti si fondono, in cui il sentire della sua narratrice si mescola in un tutt’uno con la sua protagonista. Arrivo in punta di piedi con l’intento di capire e carpire qualcosa in più di questa relazione assolutamente priva di dialoghi cuciti con parole, e assolutamente privata. Non c’è mai stato un incontro tra le due, un cordone ombelicale unisce l’una all’altra, sono sempre state contenute l’una nell’altra. Alli, la voce narrante, l’ha vista nella sua interezza, nella sua bellezza, solo nell’attimo di una momentanea separazione. Ne parlava, la raccontava cercando di farla vivere a chi magari non l’aveva mai neppure vista. Ne iniziava a percepire gli stati, gli umori, gli odori. Vedeva la sua identità, le sue miserie e la sua nobiltà d’animo e di storia, la sua decadenza e il suo rirgoglìo. La ricomponeva nella sua mente, unendo tassello per tassello, sino ad avere una visione, la sua visione che non l’ha abbandonata e l’ha portata ad essere voce narrante della sua storia. È una storia senza una fine, è una storia in continuo divenire, è una storia pervasa da un senso di meraviglia, di stupore, che appartiene ai bambini che si accorgono di ciò che li circonda per la prima volta. È un cercare, un ricercare un senso, quello dei quartieri, come organi del corpo di questa donna, che le permettono di vivere, respirare, arrabbiarsi, amare. Si ricerca l’anima, l’identità e quel senso di appartenenza che ci scorre nelle vene. È un viaggio dove le diverse fermate scandiscono il tempo, in senso temporale ed emozionale. Non si deve arrivare da qualche parte, si deve solo annusare, ascoltare, emozionare. E l’intero racconto è un’emozione, prima di chi l’ha vissuto e trasferito a parole, e poi di chi ci si addentra per scoprire una nuova visione dimensionale. Quartieri, vicoli, chiese, botteghe, vengono messe in scena nei racconti dei personaggi che si avvicendano sul palcoscenico della letteratura. Alli si è lasciata trasportare in questo vortice, vi si è adagiata comodamente. Tra gli profumi, i colori, le rughe che solcano i volti di chi di storie ne è portatore, per descriverle, per cercare un’anima, un’identità che si assommano alle numerose anime e identità che fuoriescono dal vicoli ciechi o da piccole botteghe buie. Un ritmo lento pervade ed accompagna questo viaggio vicoli, vicoli, un viaggio fisico ed al contempo metaforico. Allegoria di una ricerca personale, di un perdersi per poi ritrovarsi e ritrovare ciò che di prezioso si era smarrito. È uno sguardo, un passò verso una conoscenza ed una percezione intima. Tanti nomi, tanti volti, tanti sentimenti, tante culture, che avanzano dal buio, un passo avanti e si presentano, confidando i loro segreti, le loro paure, la loro storia. Ad ogni istante corrisponde una nota, Alli le ha sentite, annotate, se n’è stupita, e le ha unite in una meravigliosa sinfonia di suggestiva emozione.
Laura Di Trapani Da La Sicilia del 14/01/09
Uno sguardo fresco, trasognato e a tratti ingenuo di Palermo riscoperta, passeggiata dopo passeggiata, nei luoghi più suggestivi. Storia, vita vissuta, tradizioni, leggende, fasto e degrado, miseria e nobiltà fanno parte del mosaico costruito dalla turista per caso Alli Traina nel suo libro dal titolo «Vicoli vicoli Palermo. Guida intima ai monumenti umani» presentato recentemente nello spazio Atelier del Nuovo Montevergini all’interno della quarta edizione del Palermo Teatro Festival. La scrittrice palermitana scopre a tappe gli spazi più affascinanti della sua città, tra mercati, opere d’arte, cunicoli e palazzi diroccati imbattendosi in realtà che sono sotto gli occhi di tutti, ma per lei talvolta sconosciute. Angoli suggestivi, esperienze insolite e misteri carichi di fascino all’interno di Vucciria, Olivella, Ballarò, del nuovo centro di via libertà, del rione degli “spersi” e dintorni (palazzo Tomasi di Lampedusa, palazzo Branciforte, Santa Cita, San Domenico), piazza Marina, Kalsa, Capo e dell’antico quartiere ebraico. Una Palermo vivace, che regala storie sorprendenti a ogni passo, svelata al lettore da tanti personaggi storici o “minori” attraverso unaserie di percorsi possibili, dove alle suggestioni si dà lo stesso spazio delle informazioni. «Dopo aver terminato gli studi universitari mi sono trasferita in Finlandia come ricercatrice presso il polo accademico di Turku ed al ritorno mi sono messa a viaggiare per il mondo (Kenya, Marocco, Tunisia, Messico, Russia, Turchia e Cuba) – spiega la trentenne autrice-. Proprio nel raccontare Palermo alla gente incontrata all’estero mi sono decisa a scrivere un libro per ritrarre la mia terra d’origine e le mie radici. Una riscoperta con occhi diversi della città e dei suoi vicoli. Due le storie che mi hanno coinvolto di più –conclude-. Anna Cuticchio, figlia di Giacomo fra i pupari più stimati e conosciuti, che si è fatta suora; Andrea Vaiuso, proprietario della sartoria Eleganza, che si divide tra la sua attività e l’amore per il mandolino». (Francesco Trupia)

BALARM.IT (1 dicembre 2008
“Una ‘guida’ di Palermo, con percorsi che cercano la suggestione. Un mosaico variopinto di storia, vita vissuta, tradizioni e leggende. Vicoli vicoli: misteri e suggestioni a Palermo. E’ in libreria “Vicoli Vicoli”, l’esordio letterario della palermitana Alli Traina. Il libro è una guida ‘alternativa’ della città di Palermo, i percorsi che descrive non sono infatti ‘turistici’ ma viaggiano piuttosto sulle rotte della suggestione, del gusto del mistero, del profumo della scoperta. Per l’autrice si tratta di passeggiate realmente compiute e mai dimenticate anzi a lungo raccontate agli amici stranieri nei lunghi periodi di vita all’estero. Il suo sguardo curioso e un po’ trasognante disegna percorsi insoliti per la città, che attraversano vicoli, mercati, opere d’arte, cunicoli, palazzi diroccati. Alla ricerca di quella suggestione, di quel fascino di mistero che, sostiene l’autrice, è sotto gli occhi dei cittadini, ma che non tutti riescono a cogliere. Pagina dopo pagina, racconti di personaggi più o meno famosi compongono un “mosaico” di storia, vita vissuta, tradizioni e leggende che restituisce agli occhi affascinati di Traina una città divisa fra due anime: fasto e degrado, miseria e nobiltà. Alli Traina è nata a Palermo nel 1978. Una volta terminati gli studi universitari si è trasferita in Finlandia, dove ha lavorato come ricercatrice presso l’Università di Turku. Al ritorno ha deciso di viaggiare: Kenya, Marocco, Tunisia, Messico, Russia, Turchia, Cuba sono state alcune delle sue mete. Il ricordo di Palermo l’ha riportata nella città natia, dove oggi collabora alla rivista Zoe Magazine. ‘Vicoli vicoli’, pubblicato da Dario Flaccovio Editore, costa 12 euro ed è già disponibile in libreria, oltre che online sul sito http://www.darioflaccovio.it.” (Fabio Vento)

ROSALIO.IT (27 novembre 2008)
“Oggi alle 21:00 all’Atelier del Nuovo Montevergini (piazza Montevergini) si presenta Vicoli vicoli di Alli Traina. Saranno presenti anche la giornalista Amelia Crisantino, i musicisti Fabrizio Cammarata, Riccardo Serradifalco e gli Amici del mandolino per estemporanee perfomance musicali, Fabrizio Romano per leggere alcuni passi del libro, Giorgio Li Bassi e Davide Enia per esporre i loro punti di vista su i loro personali “vicoli vicoli”. Una giovane palermitana dei giorni nostri scopre a tappe, passeggiata dopo passeggiata, i luoghi più suggestivi della sua città, tra vicoli, mercati, opere d’arte, cunicoli e palazzi diroccati. Durante il giro per una Palermo vivace, che regala storie sorprendenti a ogni passo, il lettore incontrerà tanti personaggi storici o “minori” di questa città, i quali sveleranno alla giovane esploratrice, e a chi seguirà il suo viaggio, angoli suggestivi, esperienze insolite e misteri carichi di fascino.”

Repubblica – Palermo
Questa è la storia di una scrittrice che ha scritto un libro per strada, portandosi appresso tutto l’ occorrente: in tutto un paio di chili di attrezzatura, pesanti «come due coppi di frutta», condensati nell’ aspetto di un portatile. Alli Traina, giornalista e scrittrice, usa un macbook che viaggia insieme con lei in uno zaino comprato da Ikea, con tutti i suoi bravi scomparti: «Ci tengo alla manutenzione». Insieme con una chiavetta che le permette di collegarsi in Rete per tutta Europa. Lavorare all’ aperto, magari davanti a una granita o a un tè freddo, adesso è possibile, e con l’ ausilio delle nuove tecnologie non è un lusso per pochi e promette risultati eccellenti. Alcuni alberghi lo specificano: hanno reti wireless, cioè senza fili, così come alcuni pub o ristoranti, coniugando ospitalità e interconnessione. Palermo vanta la sua zona wireless in piazza Magione, dove, grazie a un sistema di autenticazione, è possibile connettersi a Internet. Grazie ai nuovi notebook portatili si può scrivere ovunque. In autobus, per strada, in treno. In traversata in auto Roma-Palermo, posto navigatore, mi sono collegata perfino io, che soffro il mal di macchina. Si infittisce il popolo del web che abbandona la postazione stanziale in nome del collegamento senza fili. «Un’ evoluzione non lineare, ma che definirei circolare» continua Alli. Un ritorno alle origini. Come mi ricorda, lavoravano in giro, seduti al caffè, scrittori del calibro di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che stese parte del “Gattopardo” sui tavolini del bar Mazzara. Nel volume “Scrivere zen”, una vera bibbia per gli aspiranti scrittori, l’ autrice Natalie Goldberg caldeggia il potere aggregante e lo stimolo creativo di lavorare seduti con amici in un locale, regalandosi il piacere di una pausa con tè e pasticcini. Adesso con un portatile, mi suggerisce Alli, si possono abbandonare fogli d’ appunti e taccuini, si può telefonare con Skype e navigare su Internet, ammirare un monumento, scoprire un angolo di città e conoscere in tempo reale tutta la sua storia. Per chi scrive, un collegamento in Rete che si muove con te è una fonte inesauribile di dati. Oltretutto senza l’ obbligo dell’ isolamento creativo: la fantasia può valicare le pareti della propria stanza e risultare accresciuta da un ambiente spersonalizzato, «dove non hai più i tuoi soliti riferimenti, i tuoi libri sottomano, e la luce cambia in continuazione». Di fronte non hai la finestra del dirimpettaio, ma il mondo intero. Così è nata la guida, personale, della città di Alli Traina, di prossima uscita per una casa editrice palermitana. «La mia scrittura sfrutta le suggestioni dell’ esterno, i discorsi, gli odori. La prima volta che ho scritto seduta in un bar è stato per un imprevisto: ero rimasta fuori casa. Dopo l’ iniziale imbarazzo, ho acceso il computer, aperto un file Word e ho cominciato a lavorare a un racconto». Ma lavorare in giro per la città non è solo roba da scrittori. «Il mio fidanzato che si occupa di musica – conclude Alli – con il suo macbook registra tutti i suoni dei luoghi che lo incuriosiscono». Adesso anche a Palermo è possibile aderire alla comunità dei foneros, ovvero collegarsi in wi-fi con un altro fonero, una rete di concezione spagnola che sfrutta l’ idea di condivisione per abbattere i costi. In Rete se ne parla a profusione. Per scoprire le zone coperte dal servizio si può cliccare su maps.fon.com. (Daniela Gambino)

Ulteriori informazioni: http://www.myspace.com/allitry#ixzz141ijE3xf