Un mercoledì della Fede

Cosa vuol dire essere alla ricerca di Dio? Me lo sono chiesto più volte, accogliendo un invito del parroco per  un mercoledì profondamente diverso da quelli vissuti finora. Ed allora, alzandomi dalla poltrona, impigrito e scontento, stanco per tutta una giornata di impegni e di occupazioni terrene, ho preso in mano la mia Bibbia, un blocchetto per appunti e sono partito. Ad un tratto la stanchezza è scemata. Il cuore s’è riempito di una gioia immensa quando sono giunto nel salone parrocchiale ed ho rivisto tanti conoscenti,  a volte, solo facce notate in fretta durante le routine giornaliere,  tra un nervosismo ed una fatica quotidiana ma  ora radiose, accoglienti, sincere, sempre più desiderose di incarnare la Parola di Dio. Mettersi in cammino per percorrere una strada, che non è solo viaggio personale ma impegno comunitario rende il cuore pieno di gioia, rivitalizza il corpo, fa esultare l’anima. Il Vangelo di Luca, il Vangelo dei poveri, è un viaggio già sperimentato dagli Apostoli, da chi ci ha preceduto. Siamo in cammino come oggi, assieme ai fratelli per cantare le lodi al Signore e per iniziare la riscoperta di Cristo. Il canto “ Ascolta Israele” ce lo ricorda. “Il Signore è l’unico Dio, /tu amerai il Signore tuo Dio”. E questo cuore così immenso come piena di un fiume, come scoppio di una diga che non riesce a contenerlo, è la misericordia del nostro Dio, nostro perché comunitario, comune Padre che ascolta, ci corregge, ci esalta, ci ama profondamente anche con la nostra fragilità, con la nostra miseria; e tanto più siamo in sofferenza tanto più è con noi, soffre con noi, muore per noi, risorge  e ci fa risorgere, ci rialza quando cadiamo, ci acciuffa per i capelli quando cerchiamo di sfuggire al Suo sguardo. La mia ricerca è quella di Luca, di ogni fratello che è in cammino e con diversi mezzi, attraverso diversi orientamenti , ci è compagno, e consapevolmente siamo viandanti, percorriamo assieme il sentiero. Leggiamo la testimonianza di “coloro che ne furono testimoni fin da principio e divennero ministri della Parola”. Anch’io voglio essere servo di Cristo, messaggero del suo amore, angelo della sua salvezza, non per innalzarmi  ma per vivere l’umiltà dell’anima, per imitare nostro Signore anche se so che sarebbe paradisiaco pensare che io, creatura fragile, possa riuscire a toccare almeno il lembo del mantello del Cristo che passa. La nostra vita deve essere questa: scoprire la fede in noi. E come viene affermato da Paolo nella Lettera agli Ebrei solo “ se crederai potrai vedere miracoli” , potrai gustare l’amore di Dio, attraverso la contemplazione della Santissima Trinità.  Canterò la lode con Zaccaria , canteremo la visitazione di nostro Signore e la redenzione del suo popolo. Quel bambino è il profeta, è il profeta dell’Altissimo, colui che ci ha rivelato la salvezza . E mentre cammino seguendo la stella, la luce che squarcia le tenebre, cercherò d’essere albero saldamente piantato lungo i corsi d’acqua, con le fronde arcuate per bere la freschezza di quella parola; ed anche se non ci riuscirò ad afferrarne la dolcezza con le foglie ed i rami, sprofonderò le radici per affacciarmi attraverso la terra alle sponde del fiume, che sconvolge con la sua rapidità e rilassa con la sua pacatezza per portarci al mare che è il Padre celeste. Sarò sentinella non solo per vegliare nella notte e scongiurare gli assalti delle tenebre ma aspetterò il mattino, il nuovo sorgere della luce per annunciare, gridare, lodare e testimoniare la Risurrezione. Mi sentirò un povero viandante perché la povertà è la nostra ricchezza, schiaccerò ogni superbia perché l’umiltà è la nostra forza e sarò in cammino, aspettando che lungo la strada che porta a Lui mi raggiunga Gesù e si accosti a spiegarmi il senso del mio fervore. Canterò  le lodi del Signore con tutta la mia mente, con tutta la mia forza, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima e sarò una corda accordata alle altre corde per essere coro ed armonia ecclesiale. Infine aspetterò che il mio mandorlo fiorisca in inverno  cosicché la luce trionfi fra le tenebre e le dissolva e la speranza sia certezza. Allora sì, che gusterò la mia fede e l’accrescerò, la offrirò ai fratelli perché possa condividere la mia gioia d’essere amico del Signore. Anche se smarrirò la strada e mi impantanerò lungo il sentiero so che Dio non mi abbandonerà e mi cercherà, mi scoverà in ogni situazione e mi farà correre sicuro del suo abbraccio verso la Gerusalemme del Signore.

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