II mercoledì della Fede: Zaccaria

Luca 1,5-25

Zaccaria. Un uomo consacrato, che è stato scelto per gli uffici sacerdotali nel turno di Abìa. Un metodico esecutore del rito e costante esecutore dei comandamenti e dei precetti del Signore. Un uomo dedito alla preghiera. Ma quale preghiera? Con quale convinzione di fede Zaccaria compiva la sua opera? Forse la sua preghiera era diventata ritualità, ripetizione di formule, sempre le stesse, che non potevano garantire l’efficacia della loro azione. Zaccaria, uomo anziano, aveva una moglie, Elisabetta, sterile. E nel tempo di Erode, re di Giudea, tale condizione femminile era considerata una maledizione di Dio. Elisabetta era anziana ormai e questo ora la confortava. Una donna anziana non può più avere figli per il ritmo biologico della natura umana. Ed in lei non c’era più speranza di cambiamento del suo stato anzi ora v’era la certezza che la sua vita era andata così. Forse le preghiere di Elisabetta erano le stesse del marito. Non poteva immaginare che tutto ciò potesse essere trasformato per azione divina. Era subentrata la ritualità nelle preghiere sempre più s’affievoliva la speranza. Ed allora la fede? Cos’è la fede se non avere certezza che Dio possa modificare i progetti umani ed intervenire in ogni momento? Ma Dio sa accogliere con amore anche la parte più tragica della nostra esistenza. E le preghiere di Zaccaria vengono accolte in cielo. Lo riferisce l’angelo: ” Non temere, Zaccaria, perché la tua preghiera è stata esaudita; tua moglie Elisabetta ti partorirà un figlio e gli porrai nome Giovanni.”  Zaccaria, “Dio si è ricordato”, accoglie con titubanza  tale rivelazione . Non è coerente con la fede che pensava di avere. Dio invece accoglie le preghiere di questa semplice coppia e vuole realizzare il suo progetto a partire dalla loro semplicità. Ma forse i due si erano sfiduciato dimostrando una fede sempre più pallida ed offuscata in quanto legati alle categorie temporali umane. Quante volte noi preghiamo e vorremmo che le nostre suppliche siano accolte immediatamente da nostro Signore,  che siano esaudite le nostre fragilità, trasformando la nostra fede in un chiedi-accogli-esaudisci da risolvere in poco tempo? E poi quando tutto ciò non arriva nei tempi che noi abbiamo programmato cominciamo a sentirci sfiduciati, abbandoniamo la nostra fede…  E riveliamo che quella non era fede ma abitudine. Ci eravamo costruiti un Dio a nostro uso e consumo peccando di idolatria in quanto avevamo costruito un’idea di Dio che non coincide con la verità ma è il risultato delle nostre comodità. I giusti no hanno un diritto esclusivo di gioire anche se la loro fede è gioia, non hanno la certezza  della quotidiana felicità perché rinnegherebbero la loro natura umana. E’ detto nelle scritture. Sono gli empi che stanno bene, vivono nel lusso, sperperano, comandano, credono di aver il potere. Ma di quale benessere, di quale felicità, di quale lusso, di quale guadagno, di quale potere stiamo parlano? Tutto è vano e provvisorio. Cos’è la loro vita? Il giusto si lamenta, è sfortunato. Dio, dunque,  agisce sempre in situazioni in cui l’uomo non può realizzare  cose impossibili. E secondo i suoi tempi ed il suo volere. Dio agisce quando l’uomo riconosce di  non avere futuro da solo. Ecco che si apre uno spazio in mezzo alla confusione della vita umana, uno squarcio fra le nubi, dove Dio si rivela. Dio si rivela a Zaccaria nel tempo, nel luogo della vita, in quella vita che è orientata a Lui. Il giusto che vive nella sterilità non si allontana da Dio ma è anche chiaro che chi  è vicino a Dio non è esente dal pagare un prezzo per la propria umanità.  Zaccaria non crede alla rivelazione. Zaccaria dubita e chiede: ” Da che cosa conoscerà questo? Perché io sono vecchio e mia moglie è in età avanzata.” Zaccaria  non fa entrare in lui la Parola. E rimarrà muto e “ non potrà parlare fino al giorno che queste cose avverranno.” L’uomo senza fede è muto e senza senso.  Se non faccio entrare  la Parola di Dio dentro me, se non Le permetto di agire scavare dentro la mia coscienza, si rimane muti  e si cerca la fuga, non si è mai felici, si vive nella maledizione perché non si è uomini benedetti. Nell’ultima parte del capitolo di Zaccaria in Marco, Elisabetta , dopo che è rimasta incinta, riconosce che il Signore le ha rivolto “il suo sguardo per cancellare la sua vergogna in mezzo agli uomini”. Elisabetta è come Zaccaria. Dopo che ha ricevuto in grembo il bambino ha riconosciuto ciò.  Con le loro categorie umane di pensiero man mano passava il tempo umano e loro si rivedevano sempre più vecchi ,non hanno creduto che le loro preghiere potessero essere accolte. Ma ci chiediamo: la loro preghiera è sincera? Rispecchiava  la vera fede, cioè abbandonarsi totalmente al Signore? Non sembra. Perché hanno dubitato della potenza di Dio, della sua misericordia , della sua volontà. Solo con il bimbo che le pulsava dentro, Elisabetta potrà esclamare: “ ecco quanto ha fatto per me, il Signore…” Quante volte rimaniamo muti perché durante il nostro cammino di Fede, cadiamo nella rete del dubbio. La nostra forza è quella di essere fragili perché attraverso la nostra fragilità percepiamo la potenza di Dio e viviamo nel progetto che Lui ha predisposto per ognuno di noi. La sofferenza, la sterilità, la povertà sono strumenti per operare la vera carità, senza la quale la nostra fede è sentimento e sentimentalismo. Noi, creature umane, non riusciamo ad essere fedeli. E’ la nostra natura. Solo Dio è fedele perché ha misericordia di noi. O Dio, ti ho chiesto e tu mi hai dato solo quello di cui avevo bisogno. Non hai esaudito le mie preghiere profuse ma quelle mie inespresse, custodite nel mio cuore. Ho solo Te, mio Signore. E questo mi basta per superare gli icerberg della vita.

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