Altra riflessione sul silenzio di Zaccaria

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All’annuncio dell’angelo Gabriele, Zaccaria  si chiede: “Come potrò mai conoscere questo? Io sono vecchio e mia moglie è avanti negli anni.” Zaccaria, sacerdote della classe di Abìa, uomo irreprensibile come sua moglie nell’osservanza delle leggi, uomo di preghiera, sembra non credere che Dio può tutto. Non sa ascoltare e lo dimostra all’angelo. Un sacerdote, abituato al tempio, a vivere con la presenza del Signore, non sa ascoltare la Voce e la Parola. Pertanto, così come non ha saputo ascoltare, dubitando umanamente nella potenza di Dio, sarà muto. Non potrà professare la Parola, dato che ha dubitato. “Ed ecco, tu sarai muto e non potrai parlare fino al giorno in cui queste cose avverranno poiché non hai creduto alle mie parole, che si compiranno a loro tempo.”Il silenzio, accumulato dal padre dei Giovanni il Battista, esploderà nel grido del figlio, un grido che porta alla conversione. Tanti cristiani pensano, come Zaccaria, che basta impegnarsi nella solidarietà, nelle preghiere e nell’aiuto reale al prossimo per seguire l’essenza cristiana. Ma non ricordano che tutto ciò assume un significato autentico ed eccelso solo quando si accoglie la voce  di Cristo nel proprio cuore e se ne ascoltano i precetti, si accolgono le vibrazioni paradisiache della Sua Presenza, certi che la carità è Dio (Deus caritas est)  e che  a Dio nulla è impossibile. Giovanni nascerà  pieno di Spirito Santo e sarà la voce, il grido, che non ha saputo esprimere il padre Zaccaria, Gesù Cristo sarà lo Spirito di Dio incarnato, l’Emmanuele, il Dio con noi, nelle sembianze di un fragile Bambino, che salverà il mondo, il Re dell’universo, lo Splendore del Creatore, diffuso nella sua opera di creazione. Scrive Ilario di Poitiers, nel suo trattato “ la Trinità”: “L’immagine invisibile di Dio, dunque, non ricusò la vergogna dell’origine umana, trascorrendo, nella concezione, nel parto, tra i vagiti nella culla, attraverso tutte le bassezze della nostra natura”. La rivelazione non è offerta attraverso paramenti solenni o rappresentazioni rituali ma nella umiltà, che scaccia ogni orgoglio, quella che san Francesco nel Medioevo, amerà come condizione per essere vicini a Dio, quella umiltà che ci fa accogliere la voce di Dio e ci fa essere pronti come Abramo, che ci fa amare secondo la volontà divina, quella umiltà che è l’abitazione della Natività, che diventerà Reggia del Re dei re, Seme divino sotto le sembianze di un cucciolo d’uomo, Speranza dell’umanità tutta  “ che Dio abitasse in noi, che cioè con l’assunzione di un corpo umano abitasse nell’intimo di ogni carne”. (Ilario di Poitiers, op. cit. ).

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