Accogliere il migrante, accogliere Cristo.

Siamo stati tutti migranti. Gli uomini nel corso della storia sono stati prevalentemente in cammino sia per sfuggire alle scomodità di un ambiente impervio, sia per sfuggire ai carnefici dei loro paesi, sia per ricercare lavoro ed acquisire dignità, sia per sperare di vivere una vita migliore.

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Oggi esistono circa 215 milioni di migranti, che spesso non hanno diritti nei paesi in cui sono ricevuti. In occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato 2013, in programma il 13 gennaio, la Chiesa, prendendo spunto dal messaggio del Papa, ricorda che “ l’uomo è un viandante , una condizione che appartiene alla struttura  stessa di esistere ed è felicemente illustrato nella Bibbia dalla presenza di personaggi come Adamo, espulso dall’Eden; come Abramo volontario pellegrino per obbedienza; come Mosè, che ha fatto di Israele un popolo pellegrino nel deserto del Sinai”. Pellegrinare alla ricerca di un futuro migliore cioè che accoglie la speranza, Gli stati, che accolgono i migranti, dovrebbero adottare fra le altre forme di buona accoglienza, anche lo jus soli, cioè la concessione della cittadinanza ai bambini nati sul suolo straniero. Ciò potrebbe avvenire , riducendo i tempi per il riconoscimento della cittadinanza con la conseguente accessibilità di partecipazione al voto, di svolgimento del servizio civile etc.  E nel messaggio del Papa risalta non tanto la descrizione numerica dei flussi migratori ma l’anima del migrante che è “ spinta dalla disperazione di un futuro impossibile da costruire, e che si avventura in un pellegrinaggio alla ricerca di un futuro migliore”.

L’Apocalisse

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L’Apocalisse di Giovanni fa parte del genere epistolare e si struttura come lettera contenente la Parola di Dio Padre, trasmessa al Figlio Gesù, Parola Incarnata e da Lui inviata a Giovanni attraverso un invito a scrivere su un rotolo ciò che saranno le sue visioni in successione affinchè le comunichi alle 7 comunità cristiane presenti nella provincia d’Asia, l’odierna Turchia occidentale. Scritta in greco si struttura in 22 capitoli divisi in 3 sezioni, 7 lettere, il viaggio celeste e le visioni della venuta del Regno, le distruzioni cosmiche ed il giudizio  divino che porta alla nuova creazione, attesa che invoca purezza di un sacerdozio universale. Chi fosse Giovanni del quarto vangelo non è possibile  individuarlo con i dati a disposizione. Forse un santo profeta che compose a Patmos tra il 66 ed il 96 il capolavoro che completa il Nuovo Testamento.

“La tradizionale attribuzione all’apostolo Giovanni non è, come anche nel passato, unanimemente riconosciuta. Secondo la tradizione, rappresentata già da Giustino di Nablus e largamente diffusa già dalla fine del II secolo, questo testo sarebbe stato scritto dallo stesso autore del Vangelo secondo Giovanni e delle tre Lettere di Giovanni, anche se fino al V secolo le Chiese di Siria, di Cappadocia e anche di Palestina non sembrano aver inserito il libro nel Canone delle Scritture.

Alcuni pensatori,come Gerd Theissen ,per lo più protestanti, basandosi sulle divergenze linguistiche, stilistiche e contenutistiche, già messe in rilievo da Dionigi d’Alessandria (metà del III secolo), hanno ipotizzato che l’autore dell’apocalisse sia diverso da quello del vangelo, argomentando che la visione escatologica dell’Apocalisse contrasterebbe in qualche modo con quella pienamente realizzata del corpus giovanneo, soprattutto nel Vangelo secondo Giovanni. Altri, in maggioranza cattolici, pongono l’accento sulle profonde affinità della dottrina e attribuiscono le differenze insite nei due testi alla diversità del genere letterario.

Il fatto che l’autore si presenti con il nome di Giovanni (senza, tuttavia, identificarsi esplicitamente con l’evangelista) non fornisce una prova certa della sua identità. Un espediente letterario, infatti, caratteristico del genere letterario apocalittico è proprio la pseudoepigrafia; il fatto, cioè, che l’autore celi il proprio nome dietro quello di un personaggio del passato (anche molto remoto come Enoch) con il quale l’autore si dichiara così in sintonia. Lo stesso meccanismo è avvenuto con il re Salomone ad opera di tre libri della Bibbia (Cantico dei Cantici, Qoelet, Sapienza). Fra il II secolo a.C. e il IV d.C. furono redatte una trentina di opere apocalittiche attribuite ad esempio a profeti deceduti da secoli come Isaia o Baruc. Verso il 120-130 fu redatta anche un’apocalisse con il nome di Pietro, benché l’apostolo fosse morto da oltre mezzo secolo.”

Da Wikipedia

Testimoniare la bellezza del matrimonio, andando controcorrente.

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La preoccupante  “ crisi della famiglia”, che in questi anni ha fatto registrare eccessivi picchi di scardinamento, è soprattutto di tipo culturale, aggravata altresì dalla mancata giusta considerazione a livello politico, con atteggiamenti di insensibilità da parte dei partiti politici, intenti sempre a progettare tagli e ritagli agli organici sociali e dalle politiche economiche, che hanno sempre più inibito la capacità finanziaria  di inserimento delle stesse “cellule della società”  nel rapporto domanda/offerta del sistema capitalistico. La conseguenza è un paradosso, che si avverte anche in ottemperanza  di un accecamento propagandistico progressivo di gruppi che reclamano diritti non sacrosanti ma di convenienza  ed egoistici, frutto della civiltà del facile godimento  e degli idoli pagani legati alla ricchezza, al possesso di beni di lusso, alle distrazioni della tecnologia, non sempre orientata a migliorare la qualità della vita e al piacere effimero. Diminuiscono i matrimoni, sia religiosi che civili mentre aumentano le separazioni ed i divorzi.  Ci troviamo in un’immaturità da parte  dei nostri giovani, che non riescono più ad impegnarsi reciprocamente e con convinzione in un legame, che se legittimato anche sacralmente comporta imbarazzo, inettitudine e rivalutazione di quel concetto di amore visto oggi come fiamma destinata a spegnersi con le opportune conseguenze.  Dall’altra parte c’è una componente sociale in contraddizione, che vuole fondare la famiglia su basi innaturali, scandalose, desacralizzate, atee: le coppie di fatto, stanche di esserlo e orientate a reclamare come ai tempi del femminismo o delle rivolte studentesche di sessantottiana memoria ad essere riconosciute e la validità. E’ il trionfo della societas egoistica, che genera solitudine come condizione del superomismo e conseguentemente allontanamento da Dio. Famiglia è l’unione di un uomo e di una donna, consapevoli del loro atto, al fine di generare figli in virtù della continuazione della specie. Abusare di questo concetto è scardinare la verità. E nel momento in cui si sceglie consensualmente, senza condizionamenti di sorta di richiedere la benedizione divina in Chiesa, tale legame è indissolubile in vita. Solo la morte di uno dei due coniugi potrà scioglierne la potenza. E’ dimostrato dalle osservazioni sociali, che la famiglia, costituita e vivente in armonia, non è solo patto d’amore tra due persone di sesso diverso ma aiuta a comprendere il piacere della convivenza, ad interessarsi degli altri, a sentire la responsabilità della vicinanza ai più deboli. I nostri tempi e la cultura contemporanea, invece, propongono la libertà da ogni vincolo, il trionfo dell’individualismo e quindi, decreta la “morte della famiglia”, che si basa sulla fedeltà, sull’amore reciproco e sulla comune offerta di sé. E’ necessaria una mobilitazione forte ed efficace a partire da corsi prematrimoniali ricchi di contenuti, orientati alla riflessione e alla interiorizzazione della sacralità della scelta e che realmente aprano gli occhi sulla bellezza e sull’importanza dell’impegno matrimoniale, considerando che se c’è vero Amore e non solo infatuazione sensuale, non vi sarà mai paura di percorrere un cammino insieme e per tanti anni, soffocando egoismi e impiantando il seme della convivenza umana. Riscoprire la preghiera comune come linfa per superare ostacoli e riscoprire in noi la forza di adattarci alle sventure . Fare comunità non con singoli cristiani come fossero invitati come rappresentanti delle famiglie negli incontri ecclesiali e parrocchiali ma coinvolgimento totale di tutte le famiglie nel cammino di Fede Comune, tenendoci per mano come quando recitiamo il Padre Nostro” come unione di famiglie, pietre vive, alla sequela di Cristo.

L’armonia nella Famiglia,la salute della società e la pace nel mondo.

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Viviamo in un periodo in cui numerosi sono i tentativi di scardinare la cellula della società, la famiglia tradizionale, fondata sull’amore reciproco tra uomo e donna, che genera procreazione e chiesa domestica, con proposte di convivenza omosessuale, di famiglia allargata, di maggiore facilità per il divorzio e per le separazioni, di legittimazione dell’aborto come diritto del singolo a scegliere la propria condizione di vita, ignorando, calpestando, mortificando il diritto di tutti all’esistenza. Tutto questo corredo di scenari nasce come  minaccia alla pace generale al fine del trionfo di una disarmonia che genera altresì conflitto e sgretola l’architettura naturale, biologica, sociale e morale della vita. E’ inevitabile, che dove non c’è una coppia stabile, serena nei rapporti ed impegnata nelle relazioni intrafamiliari le conseguenze sono disastrose. Il panorama dell’aumento delle separazioni o dei matrimoni civili ci porta alla ribalta delle nostre coscienze la liquidità di una società  formata da nuclei senza una vera scelta profonda con legami deboli, frutto di egoismi, di piaceri effimeri e di infatuazioni come al tempo dell’adolescenza. L’amore familiare non è questo. Pertanto la crisi della famiglia è un logoramento che giunge già dagli anni settanta del novecento quando si voleva la liberalizzazione di ogni legame, una società senza padri, che ha generato a poco a poco l’esplosione del soggettivismo. Il benessere dell’io è diventato sempre il metro per giudicare il mondo. Per molti Dio sembrò uccidere ogni soggettività. Ma grande è l’errore; in quanto il cristianesimo porta ordine alla libertà dell’uomo, facendolo riflettere sulle sue azioni che devono essere finalizzate non alla sua autodistruzione ma alla edificazione di una “società della fraternità”, dove l’io si realizza quando diventa attore della felicità e del benessere altrui. Ritornando alla simbiosi “pax- vita”. Già Paolo VI, nel suo messaggio alla X giornata mondiale della pace del 1 gennaio 1977, riprendendo la Pacem  in terris del predecessore Papa Giovanni XXIII proprio negli anni in cui veniva decretata la morte della famiglia tradizionale con l’esplosione di una civiltà dell’egoismo e del falso benessere, riconosceva il primato della Vita come valore  e come condizione per la pace e aveva scritto: “Se vuoi la pace e, difendi la Vita”. “Ogni delitto contro la Vita è un attentato contro la pace, specialmente se intacca il costume del Popolo, come spesso diventa oggi con orrenda e talora legale facilità la soppressione della Vita nascente, con l’aborto”. A giustificare tale pratica si arriva a dire che “l’aborto mira a frenare l’aumento molesto della popolazione, ad eliminare esseri condannati alle malformazione, al disonore sociale, alla miseria proletaria…” “ La soppressione d’una Vita nascitura, o già venuta alla luce, viola innanzitutto il principio morale sacrosanto, a cui sempre la concezione dell’umana esistenza deve riferirsi. La Vita umana è sacra fin dal primo momento del suo concepimento e fino all’ultimo istante della sua sopravvivenza naturale nel tempo”. La voce di chi è stato soppresso con l’aborto è un grido silenzioso che corrode le coscienze, che scardina ogni principio di pace interiore, un attentato alla Pace generale. Quindi Vita e Pace sono condizioni per cui l’ordine sociale si sconvolge, quando sono ignorati; ma si nobilita quando vengono riconosciuti come pilastri categorici della nostra società umana.

L’uomo è fatto per la pace. Pax vobiscum.

benedetto

L’uomo è fatto per la pace. Ce lo ricorda Sua Santità Benedetto XVI nel giorno del 1 gennaio 2013 dall’altare della Confessione della basilica di San Pietro, sul quale, in questa quarantaseiesima Giornata mondiale della pace si sono appuntati gli sguardi attenti  di moltissime persone in tutto il mondo. Già nel Te deum di ringraziamento di lunedì 31 dicembre 2012  aveva chiamato il cristiano come l’uomo della speranza. Anzi l’uomo di fede è «debitore del Vangelo verso gli altri» e ha ribadito l’impegno tanto generoso quanto necessario «per sviluppare itinerari di formazione spirituale» nei bambini e nei giovani al fine di aiutarli a comprendere il senso di appartenenza alla comunità ecclesiale e di favorire la nascita del desiderio «di crescere nell’amicizia con il Signore». Ai giovani in particolare  l’invito è stato quello di proporsi come esempi concreti della risposta di Pietro alla domanda di Gesù ai discepoli «Chi sono io per voi?», «Tu sei il Cristo, figlio del Dio vivente»: una risposta cioè «non dettata dalla costrizione» ma «dalla vostra libertà profonda». Non abbiate paura, ha ripetuto il Papa, «di precedere l’aurora per lodare Dio. Non resterete delusi».

Buon 2013!

Auguri di un Buon Anno 2013!

Che sia prodigo di abbondanza, salute e felicità sotto il segno di

Gesù Cristo e lo sguardo attento della Madonna.

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