VIII Mercoledì della Fede: La spiritualità come percorso conoscitivo verso la santità.

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“I miei occhi hanno visto la tua salvezza” Lc 2,30

Stiamo per entrare in Quaresima. Ed urge recuperare la nostra spiritualità, anticipando il tempo che scorre. Uno dei peccati più grandi da parte dell’uomo è perdere tempo, lasciarsi vincere dalla stanchezza , dall’inerzia, dalla pigrizia, rinunciando a quell’appuntamento, che rivitalizza e cambia totalmente la nostra vita: l’ascolto della Parola di Dio. Sant’Agostino ci dice che spesso “il Signore passa in mezzo a noi e, a volte, non ci accorgiamo di Lui”. Sciupiamo, quindi, quei momenti di grazia, che il Signore ha preparato per noi e , deboli, avvertiamo un senso di vuoto che ci abbatte, distratti dai nostri egoismi, mentre Dio continuamente cerca di richiamarci a Sé.  Dunque, diventa una delle possibilità di recupero, ascoltare spesso persone che possano insegnarci a cogliere questa grazia, che, a volte, disdegniamo, avendo persa la gioia di custodirla e di farla fruttificare. Un percorso guidato dallo Spirito Santo, che anima la nostra vita e ci rende creativi, può aiutarci ad avere un quadro più visibile della storia delle nostre radici cristiane. Lo Spirito alita nella nostra esistenza. Ecco che diventa utile anche conoscere i fondamenti della nostra fede e ciò può avvenire, interiorizzando anche la storia della Chiesa attraverso le sue tappe principali. Ci accorgeremo sempre più quanto Cristo è costantemente presente  nella storia e che lo Spirito Santo traccia il cammino, plasmando  con il suo tempo, che non è quello umano, la vita di ogni creatura. I Padri apostolici sono detti tali perché hanno prodotto con la loro azione ed i loro progetti, ispirati dallo Spirito, le comunità cristiane e la dottrina teologica della Chiesa. I primi maestri hanno trasmesso le verità cristiane, radicate dapprima nella cultura ebraica, difendendo dalle eresie e portando il loro contributo di conoscenza del Cristo, attraverso le lingue più conosciute del periodo II e VIII secolo: il greco ed il latino. In Oriente ricordiamo Atanasio, Basilio Magno, Giovanni Crisostomo, Giovanni Damasceno; in Occidente Ambrogio, Girolamo, Agostino, Isidoro. Nel periodo, da Nerone a Diocleziano, abbiamo il martirio cristiano fino all’editto di Costantino (313 d. C. ) che pone fine alla strage. Martiri furono Stefano, Pietro e Paolo etc. Le comunità chiuse nelle catacombe cominciano ad avere lo spirito missionario e, a poco a poco,  nascono le prime problematiche teologiche, che avranno nei concili le risoluzione dogmatiche.  Alla fine del IV secolo, dopo la divisione dell’Impero in Occidentale ed Orientale, la Chiesa si divide con il Papa, massima autorità occidentale e il Patriarca nelle Chiese orientali. Con la fine dell’Impero Romano d’Occidente, la Chiesa comprese che il suo successo dipendeva dallo Spirito Santo, che agisce nella storia.  Inizia l’insegnamento del vangelo con la conversione di popolazioni barbare da parte dei Santi.  In Oriente l’Impero fu saccheggiato dai musulmani con la presa di Costantinopoli e, a poco a poco, si diffuse uno stile di vita, che faceva vivere gli insegnamenti di Gesù nel quotidiano: il monachesimo. Siamo nel Medioevo. Gli insegnamenti di Cristo si vivono in maniera diversa dal martirio. Il primo monaco fu Antonio, vescovo di Alessandria d’Egitto nel  300. Seguirà San Benedetto con la sua regola” Ora et labora”, e poi Bonifacio, Cirillo e Metodio, Bernardo di Chiaravalle, San Francesco, Santa Caterina da Siena. Tra il XV ed il XVIII secolo Sant’Ignazio di Loyola, San Francesco di Sales, Sant’Alfonso de’ Liguori, Santa Teresa d’Avila, San Giovanni Bosco; nel mondo contemporaneo Giovanni XXIII, Massimiliano Kolbe, Santa Teresa del Bambin Gesù, San Pio da Pietrelcina. Quindi un percorso spirituale, continuamente aperto anche ai nostri giorni, che ci porta a considerare la Spiritualità, una teologia come vita, piena adesione alla dottrina di fede attraverso l’esercizio delle virtù teologali, morali e delle beatitudini. L’alito di Dio porta l’uomo nella storia. E gli esempi santificati sono nostri modelli di sequela Christi contro ogni intemperanza e fragilità umana. A proposito dell’intemperanza, San Francesco di Sales ricorda  San Vincenzo de’ Paoli come “immagine più perfetta della mansuetudine del Salvatore divino” e. alla fine della sua vita, lascia in eredità il suo ultimo invito per poter contemplare l’amore di Dio: humilité, umiltà. Infine don Bosco ha, altresì, parole calorose verso Vincenzo de’ Paoli e ricorda una frase del Santo, che è l’effusione dell’amore divino nella sua santità: “ Non trovo cosa  che mi piaccia se non in Gesù Cristo”. Santità: cammino coerente che tutti possiamo percorre nella più piena libertà quando facciamo uscire l’immagine di Dio  in noi per offrirla a chi ci sta vicino, a chi non conosciamo, a chi ha bisogno del nostro sorriso.

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