Abbiamo letto il Iibro di Evelina Santangelo, Il giorno degli orsi volanti, Einaudi

evelina
Questa sezione raccoglie i commenti degli alunni delle classi II e III E di una scuola media nella provincia di Palermo. Secondo un progetto scolastico, che ha coinvolto più classi, gli alunni hanno letto, analizzato e commentato il libro. Queste le loro impressioni:

Una chiesa attiva, presente e non autoreferenziale

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Evangelizzare è il primo obiettivo che la chiesa deve realizzare con “dolce e confortante gioia”. Questo aveva affermato l’allora cardinale Bergoglio, oggi papa Francesco, durante le Congregazioni generali, che avevano preceduto il Conclave, dopo la rinunzia al ministero petrino da parte di Benedetto XVI. E’ racchiuso il pensiero limpido e puro di un uomo illuminato dallo Spirito Santo sulla ecclesia aedificanda e che si trova ora in alcuni appunti, che lo stesso cardinale aveva consegnato al confratello cardinale dell’Avana Jaime Lucas Ortega y Alamino, e che sono stati pubblicati nell’edizione di mercoledì 27 marzo 2013 del quotidiano “Avvenire”, già pubblicati in rete nel giorno precedente dal sito di Palabra Nueva, rivista dell’arcidiocesi dell’Avana. E’ una riflessione sull’”evangelizzazione, ragione d’essere della Chiesa”, preannunziata dalla citazione di un’affermazione di Paolo Vi nel paragrafo 80 dell’Esortazione “ Evangelii Nuntiandi” del 1975. “La dolce e confortante gioia di evangelizzazione”, che è operazione umana, stimolata interiormente nella Chiesa da Gesù Cristo. Il testo di Bergoglio è diviso in quattro punti. Nel primo si sottolinea lo zelo apostolico,che è implicito nell’atto dell’evangelizzazione, condizione definita parresìa di uscire da se stessa per recarsi  verso le periferie geografiche ed esistenziali. Queste periferie esistenziali si strutturano in “loci” caratterizzati dal mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’inganno e dell’assenza di fede, del pensiero e di ogni forma di miseria. Nel secondo appunto si avverte del pericolo dell’autoreferenzialità ecclesiale e delle conseguenti patologie, che derivano da essa, come se trionfasse una sorta di narcisismo teologico. Qui Bergoglio fa riferimento ad un passo del Vangelo di Luca 13, 10-17 in cui Gesù  guarisce una donna posseduta dal male. “Nell’Apocalisse Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama”. Qui il cardinale propone  due ipotesi per interpretare il bussare di Gesù extra ianua o intra ianua. “La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sè e non lo lascia uscire”. Il terzo appunto vuole approfondire il pensiero che quando l’autoreferenzialità è senza consapevolezza, la Chiesa  crede di brillare di luce propria: non è più il mysterium lunae”, che riflette  ma come dice  Henry del Lubac precipita nel male della”mondanità spirituale”, “vivere per darsi gloria gli uni von gli altri”. Scrive Bergoglio: due sono le immagini della Chiesa: una è la Chiesa evangelizzatrice che esce da sé e che “Dei Verbum religiose audiens ed fidenter proclamans”, (la Parola di Dio religiosamente ascolta  e fedelmente proclama); l’altra è  la Chiesa mondana  che vive in sé da sé per sé. Infine nel quarto punto traccia le caratteristiche e la direzione che  deve avere e deve intraprendere il nuovo pontefice. Attraverso la contemplazione e l’adorazione di Gesù Cristo deve essere stimolo alla Chiesa ad uscire da sé stessa per essere madre feconda ed attiva e non autocontemplativa della sua missione.