Dono d’amore

Ancora un minuto e suonerà la campana

ad annunciare l’ospite che mi condurrà al fratello sofferente

e capirò cosa vuol dire farsi prossimo

ed aver la gioia di portare Cristo a chi soffre

perché possa lenire le sue sofferenze 

ed accettarle per purificare lo spirito.

L’odio

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Non ancora il tempo è trascorso, non ancora

perchè il cielo possa aprirsi al sereno.

L’odio accecante degli uomini misto alle invidie quotidiane,

infarcito di primitiva limitazione cerebrale

sono artefici dei rapporti guerrescghi dell’uomo.

 

Svegliati dal coma dell’odio, fratello,

e fai entrare per un attimo nel tuo cuore

un raggio di grazia.

 

Solo così potrai

respirare l’aria che ci circonda

e bere l’acqua limpida che scorre,

gustare l’amore a piccolo sorsi

lentamente pacatamente.

il vento nei capelli

 

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Il vento sa ben scompigliare i tuoi capelli

ma è con la preghiera che l’anima si rasserena

ed è balsamo che che cura le ferite.

una spazzolata nell’anima

è come un pettine che trattiene i noduli

e rende lisci i tuoi capelli

come spiragli di luce che glorificano.

 

Sarà un vento pacifico o una bufera

ma l’obiettivo è

riuscire ad ascoltare sempre

la voce del cuore.

 

La gioia

Quanta gioia nel rivederti, o mio Signore,
in ogni aspetto del creato
ed in quel tuo sorriso del fratello
quando la mia voce comunica la tua misericordia.
Il cuore è gioioso
e lo spirito esulta nel mio Dio, Cristo mio Salvatore.

Il volo

volo

Un volo con le ali della fantasia, aggrappati ai nostri desideri! alla realizzazione delle nostre emozioni. Ecco cosa manca alle nuove generazioni! La libertà di sognare, di ascoltare il bambino inferiore che ci rende vivi e spensierati, aperti alla meraviglia di pascoliana memoria. Un volo che deve durare tutta la vita per poter ascoltare il cuore che batte ed il suono divino che soffia nell’anima. Riscopriamo  i valori che ci fanno essere uomini : la pace, l’amore, la fratellanza, l’umiltá . Con essi costruiamo un mondo nuovo dove il fratello possa chiamare l’altro fratello  guardandolo negli occhi e possa tendere la propria mano del cuore senza pregiudizi. Solo cosí potremo considerarci fieri di consegnare il mondo alle nuove generazioni.

Costruiamo una società fraterna a dimensione dell’uomo.

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Il recente intervento del Papa Francesco in merito alla vacuità dei tempi ci ha fatto riflettere sull’orientamento che la cultura, l’opinione pubblica  stanno vivendo, cioé la normale indifferenza verso i valori della vita con il conseguente declino del concetto di humanitas a discapito di una generazione di falsi superuomini del potere legati all’egoismo e all’interesse personale. I continui bisticci politici, le posizioni  progressiste che nulla hanno di progresso in merito allo scardina mento del concetto tradizionale di famiglia ed altre farneticazioni portano anche i giovani a perdere esempi di imitazione e si abbandonano alla consumazione di una vita che non dá spazio a Dio, anzi lo relega sempre in una posizione di abbandona fino all’annichilimento. Il Santo Padre ci ricorda, dunque, che “chi insegue il nulla diventa esso stesso nullitá”. Riprendiamoci la nostra vita e scopriamo il valore della preghiera e del dialogo. Solo cosí si potrà costruire una società dell’amore, della accoglienza, della solidarietá e non impalcature sociali votate al trionfo dell’odio, della disumanitá , del rifiuto e dell’interesse personale.

Francesco Paolo Catanzaro

Digressione

Abbiamo letto il Iibro di Evelina Santangelo, Il giorno degli orsi volanti, Einaudi

evelina
Questa sezione raccoglie i commenti degli alunni delle classi II e III E di una scuola media nella provincia di Palermo. Secondo un progetto scolastico, che ha coinvolto più classi, gli alunni hanno letto, analizzato e commentato il libro. Queste le loro impressioni:

Una chiesa attiva, presente e non autoreferenziale

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Evangelizzare è il primo obiettivo che la chiesa deve realizzare con “dolce e confortante gioia”. Questo aveva affermato l’allora cardinale Bergoglio, oggi papa Francesco, durante le Congregazioni generali, che avevano preceduto il Conclave, dopo la rinunzia al ministero petrino da parte di Benedetto XVI. E’ racchiuso il pensiero limpido e puro di un uomo illuminato dallo Spirito Santo sulla ecclesia aedificanda e che si trova ora in alcuni appunti, che lo stesso cardinale aveva consegnato al confratello cardinale dell’Avana Jaime Lucas Ortega y Alamino, e che sono stati pubblicati nell’edizione di mercoledì 27 marzo 2013 del quotidiano “Avvenire”, già pubblicati in rete nel giorno precedente dal sito di Palabra Nueva, rivista dell’arcidiocesi dell’Avana. E’ una riflessione sull’”evangelizzazione, ragione d’essere della Chiesa”, preannunziata dalla citazione di un’affermazione di Paolo Vi nel paragrafo 80 dell’Esortazione “ Evangelii Nuntiandi” del 1975. “La dolce e confortante gioia di evangelizzazione”, che è operazione umana, stimolata interiormente nella Chiesa da Gesù Cristo. Il testo di Bergoglio è diviso in quattro punti. Nel primo si sottolinea lo zelo apostolico,che è implicito nell’atto dell’evangelizzazione, condizione definita parresìa di uscire da se stessa per recarsi  verso le periferie geografiche ed esistenziali. Queste periferie esistenziali si strutturano in “loci” caratterizzati dal mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’inganno e dell’assenza di fede, del pensiero e di ogni forma di miseria. Nel secondo appunto si avverte del pericolo dell’autoreferenzialità ecclesiale e delle conseguenti patologie, che derivano da essa, come se trionfasse una sorta di narcisismo teologico. Qui Bergoglio fa riferimento ad un passo del Vangelo di Luca 13, 10-17 in cui Gesù  guarisce una donna posseduta dal male. “Nell’Apocalisse Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama”. Qui il cardinale propone  due ipotesi per interpretare il bussare di Gesù extra ianua o intra ianua. “La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sè e non lo lascia uscire”. Il terzo appunto vuole approfondire il pensiero che quando l’autoreferenzialità è senza consapevolezza, la Chiesa  crede di brillare di luce propria: non è più il mysterium lunae”, che riflette  ma come dice  Henry del Lubac precipita nel male della”mondanità spirituale”, “vivere per darsi gloria gli uni von gli altri”. Scrive Bergoglio: due sono le immagini della Chiesa: una è la Chiesa evangelizzatrice che esce da sé e che “Dei Verbum religiose audiens ed fidenter proclamans”, (la Parola di Dio religiosamente ascolta  e fedelmente proclama); l’altra è  la Chiesa mondana  che vive in sé da sé per sé. Infine nel quarto punto traccia le caratteristiche e la direzione che  deve avere e deve intraprendere il nuovo pontefice. Attraverso la contemplazione e l’adorazione di Gesù Cristo deve essere stimolo alla Chiesa ad uscire da sé stessa per essere madre feconda ed attiva e non autocontemplativa della sua missione.

La Santa Messa: Liturgia eucaristica.

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Esaminando il momento dell’offertorio in realtà è una processione o presentazione dei doni in quanto la vera offerta è Gesù Cristo. (post Concilium Vaticanum Secundum). La preghiera sul pane e sul vino sono realtà ed atti ascendenti: si benedice infatti Dio. Si anticipa il fine per cui offriamo il pane ed il vino affinché diventino cibo di salvezza. Rimane il termine “ offerta” in quanto c’è l’offerta del popolo (si incensano sia il popolo che il pane ed il vino).  Il sacerdote che si lava le mani vuole indicare che le azioni della Chiesa siano purificate e senza macchia. Queste stesse mani sono quelle innalzate verso l’alto come supplica di perdono. Le mani del sacerdote sono quelle che toccheranno il Corpo ed il Sangue di Cristo. La raccolta con i cestini avviene prima della consacrazione. Subito dopo c’è la preghiera sulle offerte. Il fine dell’orazione è cogliere il senso spirituale dell’atto, che anticipa le finalità delle nostre offerte. LA PREGHIERA EUCARISTICA NON è QUELLA CHE NOI COMUNEMENTE INTENDIAMO ma inizia subito dopo l’orazione sulle offerte.(in tal momento l’arcivescovo si toglie lo zucchetto). Si divide in 5 parti:

  1.      Lode al Padre
  2.      Memoria ed offerta del sacrificio pasquale di Cristo
  3.       Duplice invocazione dello Spirito
  4.       Comunione
  5.        Intercessione ecclesiale.

La lode diventa memoriale sacramentale come offerta.

Nel primo momento “Lode al Padre” si loda il Padre per la storia della salvezza che è stata realizzata dal Figlio.

Esso si divide in 3 parti:

  1. .      Prefazio
  2.        Proclamazione del santo
  3.       Continuazione della Lode.

Il Prefazio è l’inizio della lode e dell’azione di grazie a Dio Padre. Questa lode che è presidenziale ( elevata da Colui che presiede) è interrotta dal canto perché si dimostra che è lode della Chiesa. Non interrompe ma è risposta all’amore di Dio. Cielo e terra diventano un’unica realtà.

Nella proclamazione del santo Cristo dialoga con la sua Chiesa nel rapporto sponsale con aspetto pedagogico in quanto è preghiera di  tutti noi ed azione di tutti.

Nella continuazione della lode  ( Padre veramente santo…)questo momento fa da legame alla prima invocazione allo Spirito Santo (EPICLESI)

Nel secondo momento “Memoria ed offerta del sacrificio” c’è quello che si chiama Racconto cioè ilmemoriale del sacrificio di Cristo. Dio ci nutre attraverso i sacramentali.

Nel terzo momento Invocazione allo Spirito Santo qui ed oggi si rende presente la passione, morte e risurrezione di Cristo.

La lode diventa Memoriale sacramentale…..offerta……..riconoscimento della vittima. Il celebrante presenta a Dio l’offerta e riconosce la vittima immolata Gesù. Noi chiediamo al Signore di ESSERE VITTIMA CON LUI. Qui abbiamo al seconda epiclesi. E’ lo Spirito santo che ci fa UNICO CORPO per divenire VITTIMA.

Il Quarto momento è la Comunione

Il Quinto momento è l’intercessione ecclesiale. (per la Chiesa e per il mondo intero) Attraverso l’azione dello Spirito Santo la Chiesa del mondo si manifesta come Comunione , messaggio in tutte le dimensioni: pellegrina, di santi etc. Qui nominiamo il papa, i vescovi per dire che siamo in comunione con loro. Con Cristo per Cristo ed in Cristo… (dossologia)

Altro Mercoledì della fede (6 marzo 2013)

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Abbiamo visto un film dal titolo” The Grace card” sul tema del Perdono.

La trama si sviluppa così:

“Quando Mac McDonald perde il figlio in un incidente la vita sembra non avere più senso. Il dolore è straziante. L’uomo prova rancore verso la sua famiglia ed è in collera con Dio. Ma l’amicizia con Sam Wright cambierà la sua visione del mondo, dimostrando che anche le ferite più profonde possono guarire. E che a tutti è concesso ricevere la grazia di Dio.”

Una frase mi ha colpito: Essere uomo vuol dire tendere la mano. E’ questa la condizione per iniziare una cammino che può giunge al perdono. Ma tutto ciò avviene se Dio entra nel nostro cuore, se permettiamo di parlarci. Altrimenti si diventa sempre più roccia che non si sgretola da sola. Chiediamoci sempre : Perdonare chi?, perdonare che cosa? Cosa ha provocato nella mia vita la mancanza del perdono?

Non perdonare ha conseguenze non solo per noi, per quelle ferite che portiamo nel cuore e che non si rimargineranno mai ma anche per chi ci circonda, per quelli con cui entriamo in relazione, per quelli che crediamo di amare ma che invece gravitano nella nostra esistenza in attesa di qualcosa che non arriverà mai se non entriamo nella riflessione dei nostri atti. Alcuni non perdonano perché si sentono orgogliosi. C’è più soddisfazione nel perdonare che nel caratterizzare la propria vita un eterno odio su chi ci ha ferito. Chi non perdona spesso rimane avvelenato e non si accorge che avvelena chi ci sta attorno e lo condiziona. Se poi questo veleno non è curato con un antidoto porta alla morte dell’anima e  diventa contagioso .Solo se sperimentiamo un Amore grande, l’Amore di un Dio che ci vuole portare  all’esodo, possiamo cominciare a perdonare. Ma chi perdonare? I volti ora si materializzano. Sono tuo padre, tua madre, i tuoi figli, il tuo fratello, la tua sorella, tua suocera, tua nuora, tuo genero, tuo marito, tua moglie, chi ti ha tradito, chi ritenevi amico. Forse ce l’hai anche con Dio. Allora preghiamo perché il Signore possa mandarci la grazia di perdonare tutti coloro che ci hanno offeso durante la vita. Solo in Lui possiamo trovare la forza.

O Signore, liberaci dai risentimenti, dalle angosce e dalle inflessibilità che abbiamo avuto nei tuoi confronti. Ti chiedo perdono per tutte le volte che ho pensato che Tu mandavi la morte, le sofferenze, le difficoltà economiche. Voglio perdonare me stesso per i miei peccati, mia madre per tutte le volte che mi ha offeso mio padre per la sua mancanza d’amore, i miei fratelli e mia sorella per le bugie che hanno detto sul mio conto e sulla mia famiglia, per il loro rancore nei miei confronti anche se non li ho mai offesi, mia moglie per i giorni d’indifferenza, di sbigottimento, di incomprensione, di litigio, per la sua mancanza di attenzione e di affetto, per avermi profuso molto spesso  un amore tiepido, i miei figli per la loro mancanza di rispetto, di obbedienza di comprensione, i miei amici che mi hanno tradito, mi hanno beffeggiato, mi hanno umiliato. Signore dammi la capacità di perdonare sempre e poi sempre, il mio nemico, quello al  quale ho detto che non lo avrei mai perdonato, quello al quale mi costa moltissimo accordare il mio perdono. Solo così entrerà l’arcobaleno nel mio cuore e la mia anima si proietterà nella primavera e nell’estate della pace.

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