Abbiamo letto il Iibro di Evelina Santangelo, Il giorno degli orsi volanti, Einaudi

evelina
Questa sezione raccoglie i commenti degli alunni delle classi II e III E di una scuola media nella provincia di Palermo. Secondo un progetto scolastico, che ha coinvolto più classi, gli alunni hanno letto, analizzato e commentato il libro. Queste le loro impressioni:

Una chiesa attiva, presente e non autoreferenziale

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Evangelizzare è il primo obiettivo che la chiesa deve realizzare con “dolce e confortante gioia”. Questo aveva affermato l’allora cardinale Bergoglio, oggi papa Francesco, durante le Congregazioni generali, che avevano preceduto il Conclave, dopo la rinunzia al ministero petrino da parte di Benedetto XVI. E’ racchiuso il pensiero limpido e puro di un uomo illuminato dallo Spirito Santo sulla ecclesia aedificanda e che si trova ora in alcuni appunti, che lo stesso cardinale aveva consegnato al confratello cardinale dell’Avana Jaime Lucas Ortega y Alamino, e che sono stati pubblicati nell’edizione di mercoledì 27 marzo 2013 del quotidiano “Avvenire”, già pubblicati in rete nel giorno precedente dal sito di Palabra Nueva, rivista dell’arcidiocesi dell’Avana. E’ una riflessione sull’”evangelizzazione, ragione d’essere della Chiesa”, preannunziata dalla citazione di un’affermazione di Paolo Vi nel paragrafo 80 dell’Esortazione “ Evangelii Nuntiandi” del 1975. “La dolce e confortante gioia di evangelizzazione”, che è operazione umana, stimolata interiormente nella Chiesa da Gesù Cristo. Il testo di Bergoglio è diviso in quattro punti. Nel primo si sottolinea lo zelo apostolico,che è implicito nell’atto dell’evangelizzazione, condizione definita parresìa di uscire da se stessa per recarsi  verso le periferie geografiche ed esistenziali. Queste periferie esistenziali si strutturano in “loci” caratterizzati dal mistero del peccato, del dolore, dell’ingiustizia, dell’inganno e dell’assenza di fede, del pensiero e di ogni forma di miseria. Nel secondo appunto si avverte del pericolo dell’autoreferenzialità ecclesiale e delle conseguenti patologie, che derivano da essa, come se trionfasse una sorta di narcisismo teologico. Qui Bergoglio fa riferimento ad un passo del Vangelo di Luca 13, 10-17 in cui Gesù  guarisce una donna posseduta dal male. “Nell’Apocalisse Gesù dice che Lui sta sulla soglia e chiama”. Qui il cardinale propone  due ipotesi per interpretare il bussare di Gesù extra ianua o intra ianua. “La Chiesa autoreferenziale pretende di tenere Gesù Cristo dentro di sè e non lo lascia uscire”. Il terzo appunto vuole approfondire il pensiero che quando l’autoreferenzialità è senza consapevolezza, la Chiesa  crede di brillare di luce propria: non è più il mysterium lunae”, che riflette  ma come dice  Henry del Lubac precipita nel male della”mondanità spirituale”, “vivere per darsi gloria gli uni von gli altri”. Scrive Bergoglio: due sono le immagini della Chiesa: una è la Chiesa evangelizzatrice che esce da sé e che “Dei Verbum religiose audiens ed fidenter proclamans”, (la Parola di Dio religiosamente ascolta  e fedelmente proclama); l’altra è  la Chiesa mondana  che vive in sé da sé per sé. Infine nel quarto punto traccia le caratteristiche e la direzione che  deve avere e deve intraprendere il nuovo pontefice. Attraverso la contemplazione e l’adorazione di Gesù Cristo deve essere stimolo alla Chiesa ad uscire da sé stessa per essere madre feconda ed attiva e non autocontemplativa della sua missione.

La Santa Messa: Liturgia eucaristica.

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Esaminando il momento dell’offertorio in realtà è una processione o presentazione dei doni in quanto la vera offerta è Gesù Cristo. (post Concilium Vaticanum Secundum). La preghiera sul pane e sul vino sono realtà ed atti ascendenti: si benedice infatti Dio. Si anticipa il fine per cui offriamo il pane ed il vino affinché diventino cibo di salvezza. Rimane il termine “ offerta” in quanto c’è l’offerta del popolo (si incensano sia il popolo che il pane ed il vino).  Il sacerdote che si lava le mani vuole indicare che le azioni della Chiesa siano purificate e senza macchia. Queste stesse mani sono quelle innalzate verso l’alto come supplica di perdono. Le mani del sacerdote sono quelle che toccheranno il Corpo ed il Sangue di Cristo. La raccolta con i cestini avviene prima della consacrazione. Subito dopo c’è la preghiera sulle offerte. Il fine dell’orazione è cogliere il senso spirituale dell’atto, che anticipa le finalità delle nostre offerte. LA PREGHIERA EUCARISTICA NON è QUELLA CHE NOI COMUNEMENTE INTENDIAMO ma inizia subito dopo l’orazione sulle offerte.(in tal momento l’arcivescovo si toglie lo zucchetto). Si divide in 5 parti:

  1.      Lode al Padre
  2.      Memoria ed offerta del sacrificio pasquale di Cristo
  3.       Duplice invocazione dello Spirito
  4.       Comunione
  5.        Intercessione ecclesiale.

La lode diventa memoriale sacramentale come offerta.

Nel primo momento “Lode al Padre” si loda il Padre per la storia della salvezza che è stata realizzata dal Figlio.

Esso si divide in 3 parti:

  1. .      Prefazio
  2.        Proclamazione del santo
  3.       Continuazione della Lode.

Il Prefazio è l’inizio della lode e dell’azione di grazie a Dio Padre. Questa lode che è presidenziale ( elevata da Colui che presiede) è interrotta dal canto perché si dimostra che è lode della Chiesa. Non interrompe ma è risposta all’amore di Dio. Cielo e terra diventano un’unica realtà.

Nella proclamazione del santo Cristo dialoga con la sua Chiesa nel rapporto sponsale con aspetto pedagogico in quanto è preghiera di  tutti noi ed azione di tutti.

Nella continuazione della lode  ( Padre veramente santo…)questo momento fa da legame alla prima invocazione allo Spirito Santo (EPICLESI)

Nel secondo momento “Memoria ed offerta del sacrificio” c’è quello che si chiama Racconto cioè ilmemoriale del sacrificio di Cristo. Dio ci nutre attraverso i sacramentali.

Nel terzo momento Invocazione allo Spirito Santo qui ed oggi si rende presente la passione, morte e risurrezione di Cristo.

La lode diventa Memoriale sacramentale…..offerta……..riconoscimento della vittima. Il celebrante presenta a Dio l’offerta e riconosce la vittima immolata Gesù. Noi chiediamo al Signore di ESSERE VITTIMA CON LUI. Qui abbiamo al seconda epiclesi. E’ lo Spirito santo che ci fa UNICO CORPO per divenire VITTIMA.

Il Quarto momento è la Comunione

Il Quinto momento è l’intercessione ecclesiale. (per la Chiesa e per il mondo intero) Attraverso l’azione dello Spirito Santo la Chiesa del mondo si manifesta come Comunione , messaggio in tutte le dimensioni: pellegrina, di santi etc. Qui nominiamo il papa, i vescovi per dire che siamo in comunione con loro. Con Cristo per Cristo ed in Cristo… (dossologia)

Altro Mercoledì della fede (6 marzo 2013)

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Abbiamo visto un film dal titolo” The Grace card” sul tema del Perdono.

La trama si sviluppa così:

“Quando Mac McDonald perde il figlio in un incidente la vita sembra non avere più senso. Il dolore è straziante. L’uomo prova rancore verso la sua famiglia ed è in collera con Dio. Ma l’amicizia con Sam Wright cambierà la sua visione del mondo, dimostrando che anche le ferite più profonde possono guarire. E che a tutti è concesso ricevere la grazia di Dio.”

Una frase mi ha colpito: Essere uomo vuol dire tendere la mano. E’ questa la condizione per iniziare una cammino che può giunge al perdono. Ma tutto ciò avviene se Dio entra nel nostro cuore, se permettiamo di parlarci. Altrimenti si diventa sempre più roccia che non si sgretola da sola. Chiediamoci sempre : Perdonare chi?, perdonare che cosa? Cosa ha provocato nella mia vita la mancanza del perdono?

Non perdonare ha conseguenze non solo per noi, per quelle ferite che portiamo nel cuore e che non si rimargineranno mai ma anche per chi ci circonda, per quelli con cui entriamo in relazione, per quelli che crediamo di amare ma che invece gravitano nella nostra esistenza in attesa di qualcosa che non arriverà mai se non entriamo nella riflessione dei nostri atti. Alcuni non perdonano perché si sentono orgogliosi. C’è più soddisfazione nel perdonare che nel caratterizzare la propria vita un eterno odio su chi ci ha ferito. Chi non perdona spesso rimane avvelenato e non si accorge che avvelena chi ci sta attorno e lo condiziona. Se poi questo veleno non è curato con un antidoto porta alla morte dell’anima e  diventa contagioso .Solo se sperimentiamo un Amore grande, l’Amore di un Dio che ci vuole portare  all’esodo, possiamo cominciare a perdonare. Ma chi perdonare? I volti ora si materializzano. Sono tuo padre, tua madre, i tuoi figli, il tuo fratello, la tua sorella, tua suocera, tua nuora, tuo genero, tuo marito, tua moglie, chi ti ha tradito, chi ritenevi amico. Forse ce l’hai anche con Dio. Allora preghiamo perché il Signore possa mandarci la grazia di perdonare tutti coloro che ci hanno offeso durante la vita. Solo in Lui possiamo trovare la forza.

O Signore, liberaci dai risentimenti, dalle angosce e dalle inflessibilità che abbiamo avuto nei tuoi confronti. Ti chiedo perdono per tutte le volte che ho pensato che Tu mandavi la morte, le sofferenze, le difficoltà economiche. Voglio perdonare me stesso per i miei peccati, mia madre per tutte le volte che mi ha offeso mio padre per la sua mancanza d’amore, i miei fratelli e mia sorella per le bugie che hanno detto sul mio conto e sulla mia famiglia, per il loro rancore nei miei confronti anche se non li ho mai offesi, mia moglie per i giorni d’indifferenza, di sbigottimento, di incomprensione, di litigio, per la sua mancanza di attenzione e di affetto, per avermi profuso molto spesso  un amore tiepido, i miei figli per la loro mancanza di rispetto, di obbedienza di comprensione, i miei amici che mi hanno tradito, mi hanno beffeggiato, mi hanno umiliato. Signore dammi la capacità di perdonare sempre e poi sempre, il mio nemico, quello al  quale ho detto che non lo avrei mai perdonato, quello al quale mi costa moltissimo accordare il mio perdono. Solo così entrerà l’arcobaleno nel mio cuore e la mia anima si proietterà nella primavera e nell’estate della pace.

Liturgia della Parola: alcune riflessioni

 

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Cos’è l’Eucarestia? Chi è l’eucarestia? 

Per comprende il concetto di liturgia dobbiamo affidarci alle numerose definizioni. Quella più semplice e che la liturgia è il luogo teologico dell’incontro tra Dio e l’Uomo. L’uomo incontra Dio nell’aziona liturgica. Se c’è incontro tra Dio e l’uomo è Dio che prende l’iniziativa, che cerca sempre l’Uomo. Perché avviene ciò? Il motivo è perchè l’Uomo riceve da Dio la stessa Divinità. L’Uomo viene DIVINIZZATO e non può far altro che glorificare Dio.  Dio va incontro all’Uomo per divinizzarlo. Nell’INCARNAZIONE Dio si fa uomo, assume la nostra umanità per divinizzarci. Le nostre liturgie non sono altro che la manifestazione dell’immenso amore per santificare l’Uomo. Le messe a cui abbiamo assistito non sono altro che presenza di Dio.  Allora cos’è l’eucarestia? Chi è l’Eucarestia?  E’ la stessa preghiera eucaristica, che è ringraziamento ed è il Corpo e Sangue di Nostro Signore. Tutte queste situazioni lasciano intravederla realtà che è un Evento, a cui si partecipa. Nella celebrazione eucaristica si celebra la Passione, Morte e Risurrezione di Cristo, cioè il Mistero Pasquale. Quest’evento ci coinvolge  come vittoria della Grazia sul peccato, del Bene sul male, della Vita sulla morte. Una questione fondamentale è che noi partecipiamo a questa vittoria. MORIRE OGNI GIORNO PER RISORGERE DAL PECCATO, ci ricorda S. Paolo. Il problema di fondo è che nella croce non ci vogliamo salire. L’unica via che ci porta al padre è Gesù. E la certezza della Fede è il tempo di Dio: dopo la Passione e la Morte c’è la RISURREZIONE. Noi partecipiamo al Mistero Pasquale attraversi il Battesimo e con l’Eucarestia. Il partecipare ci rafforza perché noi possiamo morire al peccato e risorgere a nuova vita. Il mistero pasquale lo viviamo, lo celebriamo e lo annunciamo. Inginocchiarsi è un segno e vuol dire morire al peccato ed alzarsi risorgere a nuova vita. Partecipare alla liturgia della parole vuol dire VOLEREINCONTRERE IL SIGNORE. Abbiamo incontrato il Risorto e noi portiamo con la Comunione il Risorto che noi abbiamo visto nella Messa. Alla morte quindi c’è rimedio: la Risurrezione. Ciò che celebriamo nel Triduo Pasquale lo celebriamo nella Messa domenicale. Nell’Eucarestia c’è la presenza di Cristo. Cristo è presente: 1) nell’incontro, 2)  nell’assemblea,3)  nella Parola, 4) nel Pane eucaristico. Cristo è presente in  tutti gli avvenimenti. Abbiamo detto che con il battesimo e con l’eucarestia partecipiamo all’evento pasquale. Celebriamo la messa per morire e per risorgere. Nella Liturgia della Parola, la Sacra Scrittura ha un’importanza estrema. Da essa si attingono le letture, si attingono i Salmi che si cantano (Sacrosantum Concilium n. 24) LA PAROLA DI DIO E’ LA RADICE DI TUTTO CiO’ CHE ESISTE. La PAROLA  è importante per l’universo perché chiama all’esistenza tutto l’universo. ( nel Salmo) Nella Genesi si afferma che dalla Parola nasce tutto. Dio Chiama. Nell. A. T. E’ dalla Parola che  Mosè fa nascere  un popolo, Israele. Da una Parola Dio chiama Mosè e dal Nulla nasce un popolo. (Es, 4,22)

Esodo 4,22

Allora tu dirai al faraone: Dice il Signore: Israele è il mio figlio primogenito.

Nel Nuovo T. Dio per mezzo di Gesù , sua Parola vivente, chiama all’esistenza la Chiesa e dà inizio al cristianesimo. Ancora oggi dio continua a chiamare all’esistenza le comunità (decreto Ad gentes capitolo 6)

Dio crea tutte le cose invisibili ed invisibili con la sua Parola.(Colossessi 1, 16)

Dio crea anche l’Universo spirituale dove viene contemplata la salvezza. Se Dio continua ogni istante a creare, crea anche l’Universo della comunità vivente. Per la comunità dei credenti c’è una condizione: essa sussiste quando giorno dopo giorno accoglie la Parola, proclamata che intensifica la fede. Per capire ciò richiamiamo la tradizione ebraica in quanto ha messo in evidenza il bisogno della Parola. Il popolo ebreo che va nella sinagoga legge la TORAH. La Parola è creatrice, attualizzazione,cioè rende sempre attuale l’alleanza che Dio ha sancito con il suo popolo. Nella consacrazione ritorna l’Alleanza.

 La celebrazione della liturgia della Parola

Nel popolo ebreo:

alcune feste ebraiche prevedono la celebrazione della parola La struttura è :

1)convocazione di tutto Israele

2) celebrazione della Parola di Dio

3) omelia

4) risposta dell’assemblea

5) rito sacrificale o sacrificio di comunione.

I vari momenti hanno un corrispettivo biblico:

Salmo 49 v. 5

Convocazione di tutto Israele

Esodo capit.24, 7  e Giosuè capit 8, 34

Celebrazione della Parola

Giosuè capit. 24,15-23

Omelia (spiegazione ed attualizzazione dell’alleanza)

Giosuè sgg.

Risposta dell’assemblea

Esodo   24, 8-11 (aspersione dell’assemblea con il sangue) 

Rito sacrificale o sacrificio di comunione

La raccolta del sangue dell’agnello sgozzato avviene in un catino. Il capo reclinato dell’agnello sgozzato nella messa cristiana è quello di Gesù . Il suo capo è reclinato sulla croce.

In conclusione la Parola è costituiva dell’Alleanza , è base su cui poggia l’Unione tra Dio e l’Uomo, ma è anche fondamento sul quale l’alleanza è costitutiva

Nella Liturgia cristiana l’EUCARESTIA è la NUOVA ALLEANZA.

La Parola proclamata svolge la stessa funzione tra Dio e Uomo. La Parola vivente (Gesù) è il fondamento della Nuova Alleanza. ( vedi n. 7 Sacrosantum Concilium). Cristo è presente nella Parola, giacchè è Lui che parla. Il mistero della Parola ed il mistero dell’Eucarestia rinviano al mistero di  Cristo Gesù e tutti e due sono epifania del Signore Risorto.

Analogie tra Parola ed Eucarestia

Nella Parola

Nell’Eucarestia

Cristo è presente sotto il velo della Parola scritte o umane

Gesù è presente sotto il velo del pane e del vino

Lo Spirito Santo trasfigura le parole umane in parole rivelate da realtà create

Lo Spirito Santo consacra il pane ed il vino nel Corpo e sangue e li eleva a realtà divine

Il fine ultimo è la Risurrezione (discepoli di Emmaus)

La Risurrezione conferisce il senso ultimo dell’Eucarestia (nell’attesa della tua venuta)

Parole di vita eterna

Pane di vita eterna

Nella Parola cristo perdura dall’inizio alla fine.

La presenza reale di Cristo perdura nell’Eucarestia fin quando perdura la presenza dell’ostia nel tabernacolo

 

Nella Sacrosantum Concilium al n. 56 si afferma che la Parola e l’eucarestia sono UNITE in modo da formare un unico atto di culto nella Messa. Viene imbandita la Mensa della Parola di Cristo e la mensa del Corpo di Cristo. La liturgia della PAROLA viene poi declamata dall’ambone, simbolo del sepolcro vuoto. Infatti si annuncia la Risurrezione. La Liturgia della Parola, inoltre, mette in risalto un rapporto sponsale:

Lo Sposo parla nella prima lettura

Noi rispondiamo con il Salmo

Dio parla nella Seconda lettura

Noi rispondiamo con l’Alleluia

Segue l’Annuncio della Risurrezione

Noi rispondiamo con il Credo,

L’Eucarestia: memoriale del sacrificio pasquale.

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Per poter comprendere il significato dell’evento “ eucarestia” e della Cena del Signore, dobbiamo riferirci alla tradizione pagana ed ebraica. Partendo dalla frase di Gesù, “Fate questo in memoria di me”, possiamo già affermare che il termine liturgico “memoria” corrisponde a “memoriale”, termine che riprendiamo dalla tradizione ebraica in quanto la loro celebrazione di un evento è un memoriale (es. nella celebrazione della loro pasqua fanno memoria della liberazione dalla schiavitù …). Questo evento E’ ACCADUTO, CONTINUA AD ACCADERE ED ACCADRA’. L’evento storico e futuro si concentra nel presente, che è continuità del passato ed anticipo del futuro. Infatti la comunità che celebra oggi l’evento è contemporanea di quella del passato e si sviluppa nel futuro.  E’ nell’uomo che vive il presente ma in esso c’è il passato e la prospettiva del suo divenire. Es. (io festeggio il mio compleanno cioè la nascita avvenuta nel passato e nel presente ne ricevo il regalo!) Una riflessione importante riguarda la categoria del SACRIFICIO nella quale entra il concetto di OFFERTA. L’offerta è dono fatto al Signore ; alcune offerte sono destinate ad essere bruciate; altre ad essere bruciate e mangiate. Il sacrificio, quindi, diventa una PARTICOLARE OFFERTA. Il termine derivante dal greco e poi dal latino, indica “macellare, uccidere. etc.” Possiamo dividere questi tipi di offerta in 3 categorie:

1)      Offerte di ESPIAZIONE o PROPIZIATORIE

2)      Offerte di CONSACRAZIONE (si bruciano cereali e si offrono vivande)

3)      Offerte di COMUNIONE ( per la pace etc.).

Urge ora una riflessione sul “pasto”, inteso come categoria religiosa in quanto la comunità cristiana celebra l’eucarestia nell’ambito di un pasto. Gesù istituisce  l’Eucarestia durante la Cena pasquale. Per  i pagani, il pranzo si può dividere in

1)      pranzo amichevole

2)      pranzo in onore dei defunti (quello che dalle nostre parti si chiama consolato con pastina e carne in brodo )

Si condividono i valori simbolici nel pasto( cioè se si mangia carne  di toro avrò vitalità forza e caparbietà). In tutti questi pasti c’è un significato di comunicazione con la Divinità e con chi sta consumando il pasto. Per gli ebrei nei giorni delle feste importanti si  facevano pasti sacri con significato religioso. E’ qui che si inserisce la Pasqua ebraica. Nei pasti sacrificali si mangia la vittima

Nei sacrifici di comunione ( I libro dei Re capit 18. vv 20-40 )  la vittima si divide  i due parti perché una parte viene bruciata e l’altra viene bruciata e consumata dai commensali.

1Re 18,20-40

20 Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21 Elia si accostò a tutto il popolo e disse: «Fino a quando zoppicherete con i due piedi? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!». Il popolo non gli rispose nulla. 22 Elia aggiunse al popolo: «Sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23 Dateci due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l’altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24 Voi invocherete il nome del vostro dio e io invocherò quello del Signore. La divinità che risponderà concedendo il fuoco è Dio!». Tutto il popolo rispose: «La proposta è buona!».
25 Elia disse ai profeti di Baal: «Sceglietevi il giovenco e cominciate voi perché siete più numerosi. Invocate il nome del vostro Dio, ma senza appiccare il fuoco». 26 Quelli presero il giovenco, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: «Baal, rispondici!». Ma non si sentiva un alito, né una risposta. Quelli continuavano a saltare intorno all’altare che avevano eretto. 27 Essendo già mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: «Gridate con voce più alta, perché egli è un dio! Forse è soprappensiero oppure indaffarato o in viaggio; caso mai fosse addormentato, si sveglierà». 28 Gridarono a voce più forte e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29 Passato il mezzogiorno, quelli ancora agivano da invasati ed era venuto il momento in cui si sogliono offrire i sacrifici, ma non si sentiva alcuna voce né una risposta né un segno di attenzione.
30 Elia disse a tutto il popolo: «Avvicinatevi!». Tutti si avvicinarono. Si sistemò di nuovo l’altare del Signore che era stato demolito. 31 Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei discendenti di Giacobbe, al quale il Signore aveva detto: «Israele sarà il tuo nome». 32 Con le pietre eresse un altare al Signore; scavò intorno un canaletto, capace di contenere due misure di seme. 33 Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34 Quindi disse: «Riempite quattro brocche d’acqua e versatele sull’olocausto e sulla legna!». Ed essi lo fecero. Egli disse: «Fatelo di nuovo!». Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: «Per la terza volta!». Lo fecero per la terza volta. 35 L’acqua scorreva intorno all’altare; anche il canaletto si riempì d’acqua. 36 Al momento dell’offerta si avvicinò il profeta Elia e disse: «Signore, Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose per tuo comando. 37 Rispondimi, Signore, rispondimi e questo popolo sappia che tu sei il Signore Dio e che converti il loro cuore!». 38 Cadde il fuoco del Signore e consumò l’olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l’acqua del canaletto. 39 A tal vista, tutti si prostrarono a terra ed esclamarono: «Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!». 40 Elia disse loro: «Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi uno!». Li afferrarono. Elia li fece scendere nel torrente Kison, ove li scannò.

L’Uomo offre il grasso e le budella per creare il fumo e ne mangia la carne. Il fumo che sale alla divinità in qualche modo discende e va a divinizzare la carne da consumare da parte dei commensali, Ne mangiano solo coloro che hanno partecipato al sacrificio. Il fumo è quello che sale per le viscere bruciate. Se la carne è divinizzata noi che ne mangiamo siamo divinizzati.  Il pasto è fonte di vita, e nutrimento, forza , permette la sopravvivenza e ogni pasto religioso mette in relazione con Dio. Questo pasto ci dà la dimensione  del rapporto con Dio. In Esodo,24,11. Qui si mangia rendendo grazie a Dio e diventa segno di alleanza.

Esodo 24,11

Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi videro Dio e tuttavia mangiarono e bevvero.

 Questi pasti avevano un valore escatologico, di attesa della venuta messianica. In Isaia capit 25, 6 si prepara una mensa .

Isaia 25,6

Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.

 Anche per noi il Signore prepara per noi una mensa

In Proverbi capit. 9, v1-6 La Sapienza…

9,1 La Sapienza si è costruita la casa,
ha intagliato le sue sette colonne.
2 Ha ucciso gli animali, ha preparato il vino
e ha imbandito la tavola.
3 Ha mandato le sue ancelle a proclamare
sui punti più alti della città:
4 «Chi è inesperto accorra qui!».
A chi è privo di senno essa dice:
5 «Venite, mangiate il mio pane,
bevete il vino che io ho preparato.

In Genesi le offerte di Caino e  Abele. E  Dio punisce Caino. Il fatto che nella Genesi si parla dei frutti della terra ci riporta al periodo storico che vedeva il nomadismo e la sedentarietà di questi uomini. Il primo Libro della Bibbia ad essere stato scritto è l’ESODO. Per i pagani nomadi esisteva la festa di primavera  che portava ad offrire le primizie alla divinità, L’agnello senza macchia è una primizia. I pagani sedentari offrivano nella festa delle Primizie come primizia i frutti della terra (prime spighe). Il popolo ebreo mise insieme le due feste (primavera e primizie) e per loro fu la festa di Primavera. Con essa ringraziano  Dio perché li ha creati, per avergli dato il Creato e vogliono lodarlo e glorificarlo.

Mosè va dal faraone dopo alcune piaghe d’Egitto ed il faraone dà il consenso di andare via ma Mosè vuole che con loro possano uscire anche gli animali per i sacrifici.

E’ chiaro perché Dio può dire a Mosè di prendere l’agnellino senza macchia ed il pane azzimo ( pane senza lievito perché il lievito è pasta acidificata e simboleggia il vecchio). A questa festa di Primavera si aggiungerà l’esodo e la terra Promessa, che la trasforma in Pasqua Ebraica. (Dio è intervenuto , ha liberato dalla schiavitù , poi l’esodo, l’alleanza sul Sinai e la terra Promessa). Gesù, come ebreo, celebra questa pasqua, Durante questa Pasqua dice alcune cose che stravolgono tutti:  “Questo è il mio corpo , questo è il mio sangue…”

La Pasqua ebraica celebra la liberazione da parte di Dio del popolo ebraico per condurlo alla Terra Promessa; la Pasqua cristiana celebra Gesù che ci libera dal peccato  per condurci alla Gerusalemme celeste.

La CENA PASQUALE ebraica può dividersi in 4 parti:

1)      Santificazione

2)      Racconto

3)      Azione di Grazia post cena

4)      Salmi di lode

Ogni momento è intercalato dalla bevuta in una coppa . In totale 5 coppe.

Nella Santificazione si ringrazia Dio per essere stati creati, per il frutto della vite. Tutti bevono nella prima coppa. Si lavano le mani e portano il cibo a tavola. Il capo famiglia prende il pane azzimo e lo spezza in due.

Nel Racconto ci sono 4 bambini che fanno domande, si ripercorre la storia della salvezza e si dà il senso della notte pasquale. Storia dell’uscita d’Egitto dalla liberazione con Mosè intercalati da canti.Tutti bevono alla seconda coppa.

Il terzo momento o Azione di Grazia dopo la cena, il capofamiglia benedice il Signore della sua bontà perché non solo è stato il liberatore a quel tempo ma ci libera ogni giorno. Ringrazia perché ha dato  una terra preziosa. Tutti bevono alla terza coppa.

Nel quarto momento, Salmi di lode, si esprime la gioia. Vengono letti i salmi del raccolto. 112-113-114-115-116-117-135. Questi salmi nella ritualità si recitano fuori per ricordare l’uscita dall’Egitto.

L’ultima frase del capofamiglia è: “Il Signore ci conceda di celebrarlo anche in futuro …il prossimo anno nella Gerusalemme Celeste.”

La quinta coppa non la bevono e lasciano un posto vuoto perché aspettano il profeta Elia. (il Messia)-

Nel momento della Reposizione Gesù è nell’orto e noi stiamo con Lui. Ecco perché non si chiama sepolcro ma altare della Reposizione.

Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XXI Giornata Mondiale del Malato 11 Febbraio 2013

  samaritano
Il Buon Samaritano. “Va’ e anche tu fa’ lo stesso” (Lc 10,37)
Cari fratelli e sorelle!
1. L’11 febbraio 2013, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, si celebrerà in forma solenne, presso il Santuario mariano di Altötting, la XXI Giornata Mondiale del Malato. Tale giornata è per i malati, per gli operatori sanitari, per i fedeli cristiani e per tutte le persone di buona volontà «momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo che, soffrendo, morendo e risorgendo ha operato la salvezza dell’umanità» (Giovanni Paolo II, Lettera istitutiva della Giornata Mondiale del Malato, 13 maggio 1992, 3). In questa circostanza, mi sento particolarmente vicino a ciascuno di voi, cari ammalati che, nei luoghi di assistenza e di cura o anche a casa, vivete un difficile momento di prova a causa dell’infermità e della sofferenza. A tutti giungano le parole rassicuranti dei Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II: «Non siete né abbandonati, né inutili: voi siete chiamati da Cristo, voi siete la sua trasparente immagine» (Messaggio ai poveri, ai malati e ai sofferenti).
2. Per accompagnarvi nel pellegrinaggio spirituale che da Lourdes, luogo e simbolo di speranza e di grazia, ci conduce verso il Santuario di Altötting, vorrei proporre alla vostra riflessione la figura emblematica del Buon Samaritano (cfr Lc 10,25-37). La parabola evangelica narrata da san Luca si inserisce in una serie di immagini e racconti tratti dalla vita quotidiana, con cui Gesù vuole far comprendere l’amore profondo di Dio verso ogni essere umano, specialmente quando si trova nella malattia e nel dolore. Ma, allo stesso tempo, con le parole conclusive della parabola del Buon Samaritano, «Va’ e anche tu fa’ lo stesso» (Lc 10,37), il Signore indica qual è l’atteggiamento che deve avere ogni suo discepolo verso gli altri, particolarmente se bisognosi di cura. Si tratta quindi di attingere dall’amore infinito di Dio, attraverso un’intensa relazione con Lui nella preghiera, la forza di vivere quotidianamente un’attenzione concreta, come il Buon Samaritano, nei confronti di chi è ferito nel corpo e nello spirito, di chi chiede aiuto, anche se sconosciuto e privo di risorse. Ciò vale non solo per gli operatori pastorali e sanitari, ma per tutti, anche per lo stesso malato, che può vivere la propria condizione in una prospettiva di fede: «Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore» (Spe salvi, 37).
3. Vari Padri della Chiesa hanno visto nella figura del Buon Samaritano Gesù stesso, e nell’uomo incappato nei briganti Adamo, l’Umanità smarrita e ferita per il proprio peccato (cfr Origene, Omelia sul Vangelo di Luca XXXIV, 1-9; Ambrogio, Commento al Vangelo di san Luca, 71-84; Agostino, Discorso 171). Gesù è il Figlio di Dio, Colui che rende presente l’amore del Padre, amore fedele, eterno, senza barriere né confini. Ma Gesù è anche Colui che “si spoglia” del suo “abito divino”, che si abbassa dalla sua “condizione” divina, per assumere forma umana (Fil 2,6-8) e accostarsi al dolore dell’uomo, fino a scendere negli inferi, come recitiamo nel Credo, e portare speranza e luce. Egli non considera un tesoro geloso il suo essere uguale a Dio, il suo essere Dio (cfr Fil 2,6), ma si china, pieno di misericordia, sull’abisso della sofferenza umana, per versare l’olio della consolazione e il vino della speranza.
4. L’Anno della fede che stiamo vivendo costituisce un’occasione propizia per intensificare la diaconia della carità nelle nostre comunità ecclesiali, per essere ciascuno buon samaritano verso l’altro, verso chi ci sta accanto. A questo proposito, vorrei richiamare alcune figure, tra le innumerevoli nella storia della Chiesa, che hanno aiutato le persone malate a valorizzare la sofferenza sul piano umano e spirituale, affinché siano di esempio e di stimolo. Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, “esperta della scientia amoris” (Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica, Novo Millennio ineunte, 42), seppe vivere «in unione profonda alla Passione di Gesù» la malattia che la condusse «alla morte attraverso grandi sofferenze». (Udienza Generale, 6 aprile 2011). Il Venerabile Luigi Novarese, del quale molti ancora oggi serbano vivo il ricordo, nell’esercizio del suo ministero avvertì in modo particolare l’importanza della preghiera per e con gli ammalati e i sofferenti, che accompagnava spesso nei Santuari mariani, in speciale modo alla grotta di Lourdes. Mosso dalla carità verso il prossimo, Raoul Follereau ha dedicato la propria vita alla cura delle persone affette dal morbo di Hansen sin nelle aree più remote del pianeta, promuovendo fra l’altro la Giornata Mondiale contro la Lebbra. La beata Teresa di Calcutta iniziava sempre la sua giornata incontrando Gesù nell’Eucaristia, per uscire poi nelle strade con la corona del Rosario in mano ad incontrare e servire il Signore presente nei sofferenti, specialmente in coloro che sono “non voluti, non amati, non curati”. Sant’Anna Schäffer di Mindelstetten seppe, anche lei, in modo esemplare unire le proprie sofferenze a quelle di Cristo: «il letto di dolore diventò… cella conventuale e la sofferenza costituì il suo servizio missionario… Confortata dalla Comunione quotidiana, ella diventò un’instancabile strumento di intercessione nella preghiera e un riflesso dell’amore di Dio per molte persone che cercavano il suo consiglio» (Omelia per la canonizzazione, 21 ottobre 2012). Nel Vangelo emerge la figura della Beata Vergine Maria, che segue il Figlio sofferente fino al supremo sacrificio sul Golgota. Ella non perde mai la speranza nella vittoria di Dio sul male, sul dolore e sulla morte, e sa accogliere con lo stesso abbraccio di fede e di amore il Figlio di Dio nato nella grotta di Betlemme e morto sulla croce. La sua ferma fiducia nella potenza divina viene illuminata dalla Risurrezione di Cristo, che dona speranza a chi si trova nella sofferenza e rinnova la certezza della vicinanza e della consolazione del Signore.
5. Vorrei infine rivolgere il mio pensiero di viva riconoscenza e di incoraggiamento alle istituzioni sanitarie cattoliche e alla stessa società civile, alle diocesi, alle comunità cristiane, alle famiglie religiose impegnate nella pastorale sanitaria, alle associazioni degli operatori sanitari e del volontariato. In tutti possa crescere la consapevolezza che «nell’accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana, soprattutto se debole e malata, la Chiesa vive oggi un momento fondamentale della sua missione» (Giovanni Paolo II, Esortazione  Apostolica postsinodale, Christifideles laici, 38).
Affido questa XXI Giornata Mondiale del Malato all’intercessione della Santissima Vergine Maria delle Grazie venerata ad Altötting, affinché accompagni sempre l’umanità sofferente, in cerca di sollievo e di ferma speranza, aiuti tutti coloro che sono coinvolti nell’apostolato della misericordia a diventare dei buoni samaritani per i loro fratelli e sorelle provati dalla malattia e dalla sofferenza, mentre ben volentieri impartisco la Benedizione Apostolica.
Dal Vaticano, 2 gennaio 2013
Benedictus PP XVI

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