VI Mercoledì della Fede: La nostra interiorità, le “dita di Dio” e la continua ricerca della Luce.

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Riflettiamo sulla spiritualità, che è condizione interiore, che ci porta a scoprire Dio dentro di noi, il nostro Signore che ci parla, ci incoraggia, ci conforta attraverso la coscienza che è sacrario del nostro io. Leggiamo il salmo 8, che oltre ad essere un inno alla gloria di Dio, è un canto per la dignità umana.

Al maestro di coro. Sul canto: «I Torchi…».
Salmo di Davide. 

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!
Voglio innalzare sopra i cieli la tua magnificenza.

Con la bocca di bimbi e di lattanti
hai posto una difesa contro i tuoi avversari,
per ridurre al silenzio nemici e ribelli.

Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita,
la luna e le stelle che tu hai fissato

che cosa è l’uomo perché di lui ti ricordi
e il figlio dell’uomo, perché te ne curi?

Davvero l’hai fatto poco meno di un dio,
di gloria e di onore lo hai coronato.

Gli hai dato potere sulle opere delle tue mani,
tutto hai posto sotto i suoi piedi:

tutti le greggi e gli armenti,
e anche le bestie della campagna,

gli uccelli del cielo e i pesci del mare,
ogni essere che percorre le vie dei mari.

O Signore, Signore nostro,
quanto è mirabile il tuo nome su tutta la terra!

Già dai primi versetti abbiamo la consapevolezza di quanto è “ glorioso” il nome di Dio sulla Terra. Luce che rischiara, sole che riscalda e produce la condizione adatta per poter essere nel mondo. La maestà divina è sopra i cieli ed attraverso la fragilità, l’umiltà, la miseria, l’amore, ha affermato una forza che vince £ gli avversari”, dediti al male. La creazione dei “ cieli” è opera delle sue dita. Quanto è bella quest’immagine! Non è frutto di mani ruvide, seppur dignitose, ma per la delicatezza della creazione Dio utilizza “le dita”, simboli dell’amorevole raffinatezza dell’atto e del prodotto, con cui ha fissato luna e stelle. Ciò ci porta a chiederci cos’è l’uomo e per quale motivo Dio si prende cura di lui. Qui il ruolo dell’uomo è regale. Essendo poco più inferiore agli angeli (di un dio) è stato dal Creatore stesso “ coronato di gloria e di onore”. E’ stato fatto “signore” della creazione, effettuata sotto il segno della delicatezza e della preziosità gestuale; e tutto è stato posto ai piedi dell’uomo. Per questo è “ glorioso il nome del Signore su tutta la terra. Paolo VI nel tempo in cui l’uomo parte per raggiungere la luna ed ivi sbarca, affida all’astronauta questa copia del salmo, che parla della grandezza dell’uomo, nobilitato dal suo Creatore, Dio dell’universo affinché anche nel satellite potesse esservi una traccia di tale regalità umana e gloria di Dio da offrire  a qualsiasi forma di vita del cosmo. E’ un salmo di una potenza eccezionale, un farmaco per le nostre paure e disperazioni, per le nostre angosce ed i nostri scoraggiamenti. Quando nella nostra vita quotidiana non abbiamo più la percezione  di noi stessi, siamo delusi, abbiamo dimenticato il nostro ruolo  nella creazione, questo salmo è linfa rivitalizzante, è acqua che disseta, è speranza per il disperato. Ci dà una preziosità ed una ricercatezza che ci raffina. Noi, nonostante le nostre quotidianità, il nostro precipitare  sempre in basso, il nostro sguardo spento per le vicissitudini temporali, i nostri sorrisi gioiosi o spenti dai colpi della vita, siamo fatti poco meno degli angeli e ne abbiamo la stessa regalità. E’ una regalità profonda, che ci verrà confermata nel nostro cammino di fede dai sacramenti ( siamo, inoltre, sacerdoti e profeti in Cristo!). Le “dita di Dio” nella creazione sono la dimostrazione di una delicatezza, che ci trasmette un messaggio. Le dita si usano per manifestare più profondamente la nostra interiorità. E’ il trionfo della regalità della nostra condizione creaturale. Dalle dita filtra la bellezza di Dio, che nella creazione fissa stelle e luna. Fissa nel nostro cuore , nella notte oscura del nostro cuore,ciò che può dare luce alla nostra vita. Dio non ci abbandona mai; e già durante la creazione che ci inserisce in essa.  A volte viviamo ma non sappiamo raccontare la nostra vita con il registro della speranza e della progettualità. Tutto ciò rimane un mistero.  L’unica certezza è la Luce. La nostra vita è un continuo rincorrere la Luce e riscoprirla nella sua bellezza  dentro di noi. E’ nel salmo 8 che ci viene ricordato che possediamo due preziosità ; la luna e le stelle. Perché, dunque, ci ostiniamo a persistere nella ricerca della Luce se essa risiede dentro di noi?  Il salmo è un canto di lode  e di gloria ma ha anche una valenza  di incoraggiamento per l’Uomo affinché possa ritrovare, possa far riemergere quella preziosità luminosa che ci permette di riconoscere la luce anche nel fratello. L’Uomo è poco meno degli angeli. Anzi è forse  migliore degli angeli perché porta con sé un po’ di Dio. Quando la nostra vita si lega alla tristezza è perché abbiamo dimenticato la nostra  ricchezza interiore. Bisogna sempre riemergere dalla tenebre con la luce di Dio.  Solo conoscendo la Scrittura, comprendiamo quanto siamo importanti, in ogni condizioni, con ogni status, in ogni sofferenza , in ogni gioia, in ogni caduta, in ogni risurrezione agli occhi di Dio.  Ognuno di noi porta dentro la stessa grandezza di Dio. La conoscenza che nasce come imperativo interiore, deve essere legata alla mia relazione con la sacra Scrittura, Dei Verbum. La conoscenza che arricchisce e diventa mio punto di riferimento per la vita, in ogni frangente, delusione, illusione, sconfitta , trionfo… E dopo l’ascolto , però, deve seguire  l’azione, sotto illuminazione e benedizione divine. L’impegno e la costanza  della conoscenza sono condizioni per un percorso, un cammino senza soste. Cosa è , allora, la vita per ciascuno di noi? Cosa significa vivere nell’ottimismo della Luce? È la caratteristica indispensabile perché il nostro cammino sia proficuo ed efficace. E’ il cuore che ci comanda, è la voce di Dio che ci parla nella conoscenza, che diventa Sapienza della Scrittura.  Ricerchiamo la Luce dentro di noi per offrirla e riconoscerla nel fratello che ci sta accanto ma potremo anche percorrer  altra via che giunga a noi: riconoscere la luce nel fratello per farla risplendere dentro di noi. Allora cambieremo non la vita ma il nostro modo  di vederla e di apprezzarla, sempre e comunque. Diamoci la mano come fanno gli ebrei perché essa trasmette il nostro amore all’altro. La mano e la delicatezza delle dita siano veicolo di trasmissione dell’amore come fluido che passa, come temperatura che si livella fra i corpi. La legge dell’amore filtri i nostri pensieri per far rimanere sempre  positiva la nostra concezione della vita, difendendola a spada tratta, contro chi la attenta  ricerca la giustificazione scientifica, morale e sociale del suo atto.  Segniamo , infine lo stipite delle nostre porte d’ingresso di casa perché gli altri possano riconoscerci  come “illuminati” e “portatori di luce ed amore”, cristiani, con la nostra vita che deve essere  costante testimonianza d’amore.