FUOCO E VENTO DEL SANTO SPIRITO

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La pagina del Vangelo di Luca(3,15-16; 21-22), presentata nel giorno del Battesimo del Signore/C è di una bellezza stupefacente. In essa è presente la glorificazione della SS. Trinità ( Il Padre  che si compiace del Figlio suo e lo manifesta apertamente attraverso “una voce dal cielo”, il Figlio in atteggiamento di preghiera e lo Spirito Santo disceso sopra di Lui “ in forma corporea, come una colomba”). Dio Trinità si manifesta  come a Cana e davanti ai Magi e qui Gesù ascolta la voce del Padre, che lo proclama Figlio e riceve lo Spirito. Quello che Gesù riceve nel suo battesimo lo condivide con noi; è la rivelazione di una salvezza che gratuitamente Dio ci offre e dirà Paolo nella lettera a Tito (2,11-14; 3,4-7):” egli ci ha salvati, non per le opere giuste, da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo, che Dio ha effuso su di noi in abbondanza per mezzo di Gesù Cristo, salvatore nostro, affinchè, giustificati per la sua grazia, diventassimo nella speranza , eredi della vita eterna”. La festa del Battesimo di Gesù ci porta alla quotidianità di un rapporto personale con Lui. Con l’immersione nel Giordano, Gesù si è unito a noi. Il battesimo di Giovanni è, dunque, una prefigurazione di quello che porterà il Figlio di Dio con lo Spirito Santo. L’immersione , che è legata  al significato di battesimo, diventa in Gesù Cristo e con Gesù Cristo una santificazione, una purificazione con vento e fuoco. Fuoco, che è simbolo di Dio, energia che trasforma, risurrezione del nostro piccolo legno secco in luce e calore.  Vento, che deve propagare incendi spirituali, condizione di spazi aperti e liberi, dove avviene il trasporto del polline di Dio nel mondo. Essere alla sequela di Cristo, quindi, vuol dire portare nel mondo vento e  fuoco cioè libertà calore energia e luce. Con il battesimo, Gesù si manifesta come Figlio con noi. Siamo figli nel Figlio, specie della sua specie. Figli amati, di un amore “folle”, incomprensibile alla logica umana del “do ute des”, Figli di cui “compiacersi”, figli della gioia, figli conosciuti ed amati, uno per uno, con tutti i nostri difetti e le fragilità. Ma la pagina del Vangelo è anche un percorso ottimale del “buon cristiano”, un itinerario, che porta al compiacimento del Dio Padre. Nel battesimo di conversione di Giovanni abbiamo la condizione dell’attesa, che ci porta  a predisporci alla fede e all’accettazione, all’accoglienza del seme che Dio consegna ai suoi custodi, a tutti gli uomini per farlo fruttificare. Poi “mentre tutto il popolo veniva battezzato”, Gesù è in preghiera.  La preghiera, che non è soltanto condizione  per “parlare con Dio”, che non è soltanto offerta da soli, in disparte del proprio cuore a Dio ma che deve essere comunitaria, offerta ai fratelli, affinché tutti possano giungere  alla conversione del cuore e scoprire la bellezza della Fede, il ristoro dell’anima nostra.  Infine, il riconoscersi figli nel Figlio ed  ascoltatori oltre del battito del nostro cuore, della voce  della nostra Fede, che è certezza, affidamento totale al Padre, è uno status che si raggiunge gradatamente e con piena consapevolezza. Solo così il cielo si apre e possiamo contemplare il simbolo della colomba come presenza del Santo Spirito e sentire la vox Dei dentro di noi , che esprime il suo compiacimento per l’”amato”. Predisporsi con la preghiera alla penitenza e alla purificazione per accogliere in noi la grazia divina  è l’inizio della percezione della gloria di Dio nella nostra vita come azione dello Spirito Santo ricevuto nel Battesimo.

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